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Domenica, 29 Maggio 2022
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Muro contro il riconoscimento del Prosek, la Commissione: "Ricevute 12 opposizioni"

Entra nella fase finale il braccio di ferro tra Italia e Croazia sul vino accusato di fare concorrenza sleale al Prosecco

La Commissione europea "ha ricevuto dodici opposizioni" alla domanda di riconoscimento della menzione tradizionale Prosek, il vino croato accusato di voler concorrenza sleale all'italiano Prosecco. Lo ha reso noto Helena Dalli, commissaria Ue all'Uguaglianza, intervenendo nel dibattito parlamentare promosso dall'interpellanza dell'eurodeputata Mara Bizzotto (Lega) sul futuro del sistema Dop/Igp alla luce del caso Prosek.

"Come prevedono le regole - ha aggiunto Dalli, che sostituiva il commissario competente Janusz Wojciechowski - le opposizioni ammissibili saranno inviate alla Croazia per osservazioni", quindi "tutte le risposte della Croazia saranno comunicate all'Italia". "Dopo questo scambio, sulla base delle norme Ue e della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, la Commissione prenderà la sua decisione per tutelare o respingere la domanda della Croazia".

Nel frattempo si intensificano gli appelli dall'Italia perché Bruxelles non dia seguito alla richiesta di Zagabria. "Autorizzare forme di concorrenza sleale all'interno dello stesso mercato unico è inaccettabile - dice Rosanna Conte, eurodeputata della Lega - Lo è per le aziende e i lavoratori che danno vita a un prodotto come il Prosecco che è un patrimonio non solo italiano, ma europeo e mondiale, come ha sancito l'Unesco. Ed è inaccettabile anche per lo stesso sistema Ue di tutele delle denominazioni agroalimentari. Ecco perché rinnovo l'appello alla Commissione affinché eviti di commettere un gravissimo autogol. Il mio appello è anche a tutte le forze politiche italiane affinché si faccia squadra per difendere un bene che appartiene a tutti", conclude. 

Sulla stessa linea gli europarlamentari Paolo De Castro (Pd) e Herbert Dorfmann (Svp).“Ormai sono mesi che chiediamo alla Commissione di bloccare il riconoscimento della menzione tradizionale croata Prosek – sottolineano – Si tratta di un chiaro intento di utilizzare una denominazione che mette sul mercato 600 milioni di bottiglie l’anno per vendere un prodotto totalmente diverso. Da parte nostra non abbiamo nulla in contrario che la Croazia registri un proprio prodotto, ma non deve essere una mera traduzione di un prodotto già sul mercato". Questa richiesta, proseguono, "rischia tra le altre cose di minare la credibilità delle denominazioni europee sui mercati europei e mondiali. Come potremo altrimenti difenderci dall’Italian sounding ovvero le imitazioni dei prodotti italiani nel mondo se non riusciamo a farlo sul mercato europeo?”, concludono De Castro e Dorfmann.

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