Sabato, 18 Settembre 2021
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Ue verso il via libera al Prosek croato come vino Igp: insorgono gli eurodeputati italiani

Conte (Lega): “L’Italia si opponga”. Ma il quasi omonimo del Prosecco è un passito dolce da dessert, molto diverso dallo spumante made in Italy

La Commissione europea ha ritenuto ammissibile e valida la domanda di protezione geografica del vino croato Prosek e presto pubblicherà l’avviso in Gazzetta ufficiale. Lo ha anticipato questa mattina Janusz Wojciechowski, commissario Ue all’Agricoltura, in risposta a un’interrogazione parlamentare presentata da oltre venti eurodeputati, quasi tutti italiani ed esponenti di diversi partiti. A preoccupare i rappresentanti del Belpaese all’Europarlamento è la somiglianza tra i nomi Prosek e Prosecco, che potrebbe trarre in inganno i consumatori e danneggiare il vino made in Italy. 

Ma il Prosek croato, ha ricordato la testata specializzata in enogastronomia Gambero Rosso, ha ben poco a che vedere con il Prosecco. Quest’ultimo è infatti “uno spumante metodo Charmat, bianco e rosato, declinato per lo più dal brut all’extra dry, prodotto in Veneto e Friuli Venezia Giulia da uve Glera in oltre 600 milioni di bottiglie”. Il quasi omonimo croato è invece “un vino fermo, ambrato, dolce da dessert, ottenuto con basse rese dall’appassimento di varietà autoctone (…) nella Dalmazia centrale e meridionale”. Caratteristiche che circoscrivono i potenziali rischi per il volume d’affari del Prosecco, anche perché il Prosek è un prodotto di “nicchia” da “alcune decine di migliaia di bottiglie” e “realizzato principalmente da piccoli produttori, soprattutto nell’isola di Hvar”.

Il parere degli esperti del settore vitivinicolo non sembrano aver convinto la politica italiana, determinata a bloccare il riconoscimento del vino croato Igp dal nome troppo simile al campione incontrastato delle bollicine made in Italy, le cui vendite oltreconfine nei primi mesi del 2021 sono aumentate del 35%, segnando volumi di export superiori ai rivali Champagne e Cava. La prima a far sentire la propria voce contro la decisione annunciata oggi da Bruxelles è stata l’europarlamentare della Lega Rosanna Conte, secondo la quale “per quanto Bruxelles si ostini a dire il contrario, è palese come il riconoscimento del Prosek croato, da un lato, costituisca una grave forma di concorrenza sleale al nostro vino, e dall’altro metta in discussione il meccanismo di tutela dei prodotti Dop e Igp”.  A detta dell’esponente del carroccio, “la Denominazione del Prosecco, al contrario del prodotto croato, lega inscindibilmente il suo nome a quello di un territorio ben definito e di grande valore”. La Commissione europea, ha aggiunto Conte, “sembra dimenticare tutto questo”. Per l'eurodeputata occorre “bloccare questa scellerata decisione”. “L’Italia faccia sistema per fermarla”, ha concluso. 

La battaglia anti-Prosek dell’Italia potrebbe replicare il recente successo del Comitato del vino Champagne, che lo scorso 9 settembre ha vinto il ricorso di fronte ai giudici Ue contro i bar spagnoli che vendono bottiglie di  “Champanillo”, un vino bianco frizzante prodotto nella penisola iberica. La Corte di giustizia dell’Unione europea, contrariamente a quanto stabilito in passato dai giudici spagnoli, ha concordato coi produttori francesi che i consumatori “ragionevolmente ben informati” potrebbero fare confusione tra i due nomi. Di qui il riconoscimento della tutela dello Champagne rispetto al bianco frizzante spagnolo. 

Tuttavia, il parallelo tra Prosek e Champanillo potrebbe rivelarsi un boomerang per chi vuole difendere il Prosecco. A differenza del surrogato spagnolo dello Champagne, “il Prosek viene prodotto da più di 2000 anni”, sostenne nel 2013 l’enologo Andro Tomic, in occasione della prima bocciatura Ue dell’Igp croato. “Togliere il Prosek alla Dalmazia - dichiarò l’esperto - è come portarle via il mare”. 

Una possibile via d’uscita è prevista dalla normativa Ue. Le regole offrono infatti a “tutte le parti interessate” la possibilità di “presentare un'obiezione motivata” entro “un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione” in Gazzetta ufficiale dell’ammissione della nuova Igp. “La Commissione - ha ricordato questa mattina il commissario all’Agricoltura - analizzerà successivamente le eventuali obiezioni ricevute e adotterà una decisione finale sulla domanda tenendo conto di tutti gli elementi a sua disposizione”. In altre parole, l’Italia potrebbe opporsi all’indicazione geografica protetta del Prosek croato e, contestualmente, avviare una trattativa col governo di Zagabria per trovare un compromesso da presentare a Bruxelles. Una strada, quest’ultima, auspicata dall’europarlamentare croato Tonino Picula. “I viticoltori croati” ha dichiarato Picula settimane fa “si sono dimostrati aperti al compromesso aggiungendo l’aggettivo ‘dalmata’” nelle future etichette del Prosek. Resta da vedere se basterà specificare la regione croata d’origine del vino bianco per convincere i produttori del Prosecco a rinunciare alla battaglia di fronte ai giudici a tutela del loro vino.

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