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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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L'Ue destina 4 milioni di aree verdi alla "sovranità alimentare". Ma non sa quanto e cosa produrranno

La Commissione ha adottato un piano per far fronte alle conseguenze della guerra in Ucraina. Sussidi pubblici immediati per coltivazione cereali e suini

Dire addio a quattro milioni di ettari di aree ecologiche senza sapere quanto cibo in più verrà effettivamente prodotto e di che tipologia. È quanto prevede il piano che la Commissione Ue ha presentato a Bruxelles per garantire la sicurezza alimentare a fronte della guerra, e supportare gli agricoltori europei e i Paesi terzi colpiti dai problemi di approvvigionamento di materie prime agricole da Ucraina e Russia.

Le azioni, previste per il breve e medio termine, fanno seguito alla grave crisi agroalimentare di questo periodo, determinata sia dalle conseguenze della guerra in Ucraina che dall'inflazione, nonché da precedenti speculazioni sui mercati internazionali. Questa pressione complessiva ha determinato un'esplosione dei costi degli input produttivi, in primis di carburante e fertilizzanti, così come di materie prime, quali grano, mais e oli vegetali. In questo momento la “disponibilità di cibo” per i cittadini europei, assicura la Commissione, non è a rischio, ma si tratta di un problema di “accessibilità economica”, visto l'impennata dei prezzi, che si è riversata sugli scaffali, con i consumatori che hanno visto ridursi in modo repentino il loro potere d'acquisto per un bene di prima necessità quale il cibo. Farina, pane e pasta i beni colpiti nell'immediato.

Sussidi agli agricoltori europei

Il pacchetto complessivo di misure, come anticipato nei giorni scorsi da Agrifood, prevede 500 milioni di euro messi a disposizione da Bruxelles per supportare gli agricoltori europei, di cui oltre 48 milioni di euro sono destinati all'Italia. Di questa misura eccezionale, 350 milioni di euro verranno recuperati dalle riserve delle casse dell'Ue, mentre altri 150 milioni provengono dalle “pieghe di bilancio” nella disponibilità dell'Unione. L'obiettivo è far fronte all'aumento dei costi di produzione, in particolare quelli legati all'importazione di materie prime strettamente connesse all'Ucraina (mais ed oli vegetali in particolare) e alla Russia (fertilizzanti e gas). Gli Stati membri potranno anche attuare aliquote ridotte dell'imposta sul valore aggiunto e incoraggiare gli operatori economici a contenere i prezzi al dettaglio. Inoltre, i 27 potranno anche attingere ad altri fondi Ue, come il Fondo per l'aiuto europeo agli indigenti (Fead), a sostegno di azioni intraprese per fornire assistenza alimentare e/o materiale di base ai più vulnerabili.

Nel pacchetto rientra anche la possibilità di anticipare i pagamenti diretti, previsti nella Pac, connessi a misure legate alla superficie e agli animali. Gli agricoltori potranno approfittarne a partire dal 16 ottobre 2022. Misure specifiche di sicurezza sono adottate per sostenere il mercato delle carni suine, particolarmente in difficoltà in questi mesi. La Commissione calcola che il valore complessivo delle misure, tra dirette e indirette, è pari ad 1,5 miliardi di euro. “Vogliamo che questi soldi finiscano al più presto nei conti bancari delle aziende agricole, affinché possano immediatamente far fronte a questo aumento dei costi”, ha affermato Michael Scannell, a capo dell'ufficio della Commissione che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale.

Nel breve termine, l'Ue ha deciso anche di spingere gli Stati Membri a riconvertire alcune materie prime, come il mais, all'uso alimentare, anziché destinarlo a sfamare gli animali negli allevamenti e a produrre biodiesel, come accaduto sinora. Altro punto cruciale riguarda la posizione rispetto alle politiche di export, come si legge in una nota ufficiale “l'Ue continuerà a chiedere con forza di evitare restrizioni e divieti all'esportazione di prodotti alimentari e per un mercato unico ben funzionante”. Un messaggio chiaro nei confronti dell'Ungheria, che nei giorni scorsi aveva optato per un blocco temporaneo delle esportazioni di cereali, come anche nei confronti di altri partner commerciali affinché le merci alimentari continuino a circolare a livello globale.

Rinuncia ad aree ecologiche

Oltre ai sussidi pubblici, che dovrebbero essere rapidamente disponibili, la Commissione ha incluso in questo pacchetto una misura ambigua. Si tratta della possibilità “eccezionale e temporanea” per gli agricoltori di sfruttare le aree ecologiche a loro disposizione, per coltivare cereali e legumi. Una decisione che contrasta con la strategia Farm to fork, parte dell'accordo europeo sul clima, in cui Bruxelles chiede agli agricoltori di preservare intatte le aree verdi (come i boschi), indicate come essenziali per preservare la biodiversità naturale, e che giocano un ruolo cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici, per la loro capacità di assorbimento delle emissioni di gas serra. Non da meno, queste zone garantiscono la qualità e produttività dei terreni agricoli, perché possono aiutare a ridurre l'utilizzo di fertilizzanti chimici e a rigenerare i suoli, troppo sfruttati in questi anni.

Gli agricoltori, chiarisce la Commissione, saranno autorizzati a piantare qualunque tipo di coltura, inclusi mais, grano, semi di colza o di girasole, e legumi, allo scopo di offrire la massima flessibilità a Stati membri e agricoltori di decidere secondo le loro esigenze. Nel corso di una riunione tecnica, in base ai primi calcoli, una fonte della Commissione ha svelato che le aree ecologiche interessate sono pari a 4 milioni di ettari, equivalenti a circa il 6% delle aree agricole disponibili nell'Ue e che la misura riguarda l'intero 2022.

L'esecutivo europeo ignora, però, a quante tonnellate di alimenti esse equivalgano effettivamente. “Non sappiamo quanto queste aree siano produttive, quindi non riusciamo a calcolare quanto cibo riusciremo a recuperare con questa misura”, rivela una fonte della Commissione, “ma questa scelta ci permette di aggiungere un margine addizionale di sicurezza alimentare”. Questa decisione rappresenta un altro passo indietro rispetto agli obiettivi ecologici dell'Ue, che avevano già subito una pesante battuta d'arresto quando pochi giorni fa la Commissione ha deciso di postporre (senza una data precisa) la presentazione del Regolamento sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Sur), che doveva essere presentata il 23 marzo. Nonostante l'Ue continui a sostenere che il "contributo alle strategie Farm to Fork e Biodiversità non dovrebbe essere abbandonato o indebolito", perché indispensabile per la resilienza dell'agricoltura europea, Bruxelles continua a rallentare la sua marcia verso una produzione alimentare più green.

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