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Una pianta di Nicotiana benthamiana

Una pianta di Nicotiana benthamiana

Vaccino anti-Covid, il tabacco selvatico dà speranza ai ricercatori

Un ateneo australiano mette a disposizione della comunità scientifica la sequenza del genoma della Nicotiana benthamiana. L'obiettivo è quello di utilizzare le piante come biofabbriche per i farmaci contro il virus

Il fumo uccide, ma il tabacco selvatico potrebbe salvare milioni di vite. Si fa strada tra gli scienziati in prima linea nella ricerca di un vaccino anti-coronavirus, l’idea di realizzare vaccini e biofarmaci contro il virus responsabile del Covid-19 attraverso il  sequenziamento del Dna del tabacco selvatico. A scommettere su questa idea è un consorzio internazionale coordinato dall’australiana Queensland University of Technology di Brisbane e composto da quattro centri di ricerca. Tra loro c’è anche l’italiana Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile). 

Lo sviluppo di biofarmaci

L’ateneo australiano ha infatti messo a disposizione della comunità scientifica mondiale il genoma decodificato della Nicotiana benthamiana, pianta originaria dell’Australia ampiamente utilizzata nella produzione di biofarmaci. Tra le più recenti applicazioni di uso medico della pianta di tabacco selvatico, ci sono anche i farmaci contro l’Ebola. I biomedicinali ricavati da questa base vegetale rappresentano una branca delle biotecnologie nota come molecular farming. Lo studio è stato condotto nell’ambito del Progetto Newcotiana, finanziato dal programma europeo Horizon 2020 con oltre 7 milioni di euro, che comprende in tutto 19 partner.

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“Stiamo rilasciando la sequenza del genoma su richiesta a tutti i team che usano il molecular farming per combattere la pandemia di Covid-19, nella speranza che ciò acceleri la scoperta di nuovi biofarmaci e la lotta contro il virus”, sottolinea il coordinatore della ricerca, Peter Waterhouse. “Ottenere una sequenza genomica di alta qualità di Nicotiana benthamiana è un prerequisito necessario per comprendere e ottimizzare i geni che controllano la quantità e la qualità dei composti biofarmaceutici prodotti in questa pianta”, aggiunge Waterhouse. “Oltre che per il molecular farming, la Nicotiana benthamiana viene usata nei laboratori di tutto il mondo per studi sui patogeni delle piante”, osserva Giovanni Giuliano, genetista e coordinatore del progetto per Enea. “Quindi - prosegue - oltre che per la produzione di biofarmaci a uso umano o veterinario, questo studio apre nuove prospettive per comprendere meglio i meccanismi di patogenesi delle piante, responsabili della perdita di oltre il 30% della produzione agricola mondiale”, sottolinea lo studioso.

Le piante come biofabbriche di medicine

Attualmente numerosi gruppi di ricerca pubblici e privati ??stanno lavorando per sviluppare reagenti diagnostici e vaccini per combattere questa pandemia. Ma uno dei maggiori problemi è la produzione in grandi quantità e a costi ridotti. Una possibile risposta a questo problema è quella di utilizzare le piante come vere e proprie biofabbriche. Le piante, infatti, possono essere coltivate in grandi quantità utilizzando semplici tecnologie agricole, che siano alla portata dei paesi in via di sviluppo che non dispongono di sofisticati metodi di produzione di biofarmaci, come quelli che utilizzano colture di cellule animali. Inoltre, la Nicotiana benthamiana non presenta problemi di contaminazione anche accidentale della catena alimentare, in quanto è una pianta non commestibile.

Gli obiettivi

“Quando abbiamo iniziato il progetto due anni fa, SARS-COV-2 (il virus responsabile del Covid-19, ndr) non era all’orizzonte”, ricorda Diego Orzaez, ricercatore presso il CSIC di Valencia e coordinatore del progetto Newcotiana. “Tuttavia - prosegue Orzaez - dall’inizio della pandemia, diversi team del progetto hanno iniziato a lavorare sulla produzione di biofarmaci utili contro il virus, dai reagenti per preparare test immunologici rapidi, a molecole che possono essere utilizzate come adiuvanti in un programma di vaccinazione di massa”, conclude il ricercatore.

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