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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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“Votando la Pac l'Ue tradisce l'ambiente e i piccoli agricoltori con l'aiuto dell'Italia”

L'accusa lanciata da Benoit Biteau, europarlamentare dei Verdi, che spingono per modificare i criteri dei sussidi, troppo favorevoli all'agro-industria

“L'80% dei fondi agricoli finiranno nelle mani del 20%, quindi a favore delle grandi imprese dell'agro-industria e a discapito dei contadini”. A muovere l'accusa Benoît Biteau, europarlamentare dei Verdi, che interviene a pochi giorni dal voto dell'Eurocamera sulla prossima Politica agricola comune europea (Pac 2023-2027). Il tempo è agli sgoccioli, ma gli ecologisti continuano a insistere per evitarne l'approvazione, prevista per martedì 23 novembre a Strasburgo.

Biteau, membro della commissione Agri e relatore del capitolo su "Organizzazione comune di mercato", evidenzia ancora che: “L'agricoltura è una delle principali vittime del cambiamento climatico, lo vediamo ad esempio con le inondazioni di questi mesi che distruggono interi raccolti. I deputati che approveranno la futura Pac, andranno a tradire sia il Grean Deal che la strategia Farm to fork, che pure hanno adottato”. Secondo l'esponente dei Verdi, l'incoerenza dell'Ue è grave e impedirà di ottenere i risultati sperati sia in termini di sostenibilità e abbattimento dei gas serra, che nel sostegno ai piccoli agricoltori impegnati nella salvaguardia dei prodotti tipici e della biodiversità.

Una Politica poco "comune" e molto nazionalista

L'agricoltura costituisce la principale sfida strategica dell'Ue, essendo una componente essenziale per clima, alimentazione e salute. Non a caso, un terzo dei fondi europei si riversano in questo settore. In base ai dati forniti dalla Corte dei conti europea, l'ultima Pac è stata infruttuosa in termini di impatto climatico. Nonostante un investimento di oltre 100 miliardi di euro per migliorare l'emergenza climatica, tra il 2014 e il 2020 (periodo operativo dell'ultima Pac) la riduzione di emissioni di carbonio non è stata significativa. Secondo gli ecologisti questa è la prova schiacciante che "le azioni mal definite e i finanziamenti privi di criteri stringenti non formano una politica agro-climatica efficace".

Sotto accusa, in particolare, gli aiuti economici commisurati agli ettari di produzione. Biteau definisce “nazionalista” e poco “comune” l'approccio dell'Ue, che consente a ciascuno Stato di definire in modo autonomo gli eco-schemi cui decidono di aderire. Questo sistema favorirebbe le disparità e la concorrenza tra Stati, anziché un indirizzo unitario che consenta all'Ue di essere capofila nella promozione di un'agricoltura sana e amica dell'ambienta. Il criterio dell'ampiezza della superficie agricola nella ripartizione dei fondi aveva già favorito in passato distorsioni ed accaparramenti “privatistici”, come avvenuto in Ungheria, dove il clan di Orbán aveva acquistato grandi appezzamenti di terreni al solo scopo di ottenere i sussidi europei.

La proposta: valorizzare la manodopera anziché gli ettari di terreno

Se il voto a favore dei tre regolamenti della Politica agricola comune sembra dato per scontato, salvo sorprese in extremis, i Verdi individuano comunque margini d'azione per raddrizzare la rotta. In primis, puntando a prorogare di altri due anni un regime transitorio che permetta di rivedere i criteri della Pac, al fine di concordare insieme una diversa definizione di “azienda agricola”. In seconda battuta, agendo efficacemente sugli eco-schemi, che vengono approvati a livello nazionale. In quest'ambito si potrebbe introdurre un calcolo dei sussidi basati sulla cosiddetta “unità di manodopera”.

In base alle previsioni dei Verdi, questo sistema avrebbe due vantaggi. Innanzitutto di far arrivare maggiori fondi anche ad aziende medio-piccole, come quelle sotto i dieci ettari, che già tramite l'impiego di 6 o 7 persone con questo metodo andrebbero a ricevere sussidi più consistenti. L'altro vantaggio sarebbe di tipo sociale. Il settore agricolo è ancora fortemente caratterizzato dal ricorso a manodopera illegale e sfruttata, come dimostra il sistema del caporalato in Italia. Le ultime denunce dei sindacati tedeschi indicano diffuse irregolarità anche nel resto d'Europa. Un calcolo basato sul numero di persone impiegate potrebbe spingere piccole e grandi aziende alla regolarizzazione, venendo meno l'interesse ad occultare la manodopera, spesso migrante.

Visione territoriale

“Mi sono reso conto che in questo ambito le famiglie politiche c'entrano poco. Conta molto la visione territoriale”, sottolinea Biteau, rivelando inoltre: “Al contrario del resto del resto del gruppo di appartenenza, i socialisti austriaci hanno dichiarato che voteranno contro. L'Austria infatti si è spesa in questi anni per un'agricoltura biologica, che non viene affatto premiata dalla prossima normativa dell'Ue”. Secondo i Verdi, destre e sinistre italiane invece saranno compatte nell'approvazione della Pac. “I Socialisti europei guidati dall'eurodeputato italiano Paolo de Castro (esponente Pd ed ex ministro dell'Agricoltura, ndr) voteranno esattamente come Popolari e Lega: a favore di un'agricoltura industriale, piena di pesticidi e Ogm”. Il gruppo socialista considera la nuova Pac un risultato ottimale, frutto di lunghe trattative, che adesso dovrebbe incorporare anche un “cuore rosso”, con l'introduzione di maggiori tutele sul piano dei diritti dei lavoratori. A questo proposito, Paolo De Castro, europarlamentare del Pd dal 2009 e coordinatore del Gruppo dei Socialisti e democratici alla commissione Agricoltura aveva dichiarato: “Siamo orgogliosi anche di aver fissato degli obiettivi chiari di condizionalità sociale, affinché una Pac più verde porti con sé anche la promessa di migliori diritti sociali”. Appuntamento martedì prossimo a Strasburgo per capire se e come verrà votato il futuro dell'agricoltura europeo.

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