Giovedì, 23 Settembre 2021
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Olanda e Austria chiedono stop agli allevamenti di visoni in tutta l'Ue

La proposta, che mira a ridurre il rischio di diffusione del coronavirus, ha ricevuto il sostegno di Belgio, Germania, Lussemburgo, Slovacchia e Bulgaria. La Lav chiede all'Italia di sostenere l'idea

Gli allevamenti di visoni e di ogni altro animale destinato alla produzione di pellicce devono essere banditi in tutta Europa. Lo chiedono Olanda e Austria in una proposta già sostenuta da Belgio, Germania, Lussemburgo, Slovacchia e con l'annunciata adesione anche della Bulgaria, che sarà discussa oggi e domani dai ministri europei dell'Agricoltura in sede di Consiglio dell'Ue.

Alla base della richiesta, il rischio sanitario dovuto alla presenza di allevamenti di visoni, documentato dai continui nuovi focolai che si verificano in queste strutture nonostante siano vigenti ormai da oltre un anno rigide misure di biosicurezza: da gennaio si sono registrati focolai in Spagna (8 allevamenti di cui 4 solo nell'ultima settimana), Lettonia (1), Polonia (1) e anche in Italia in provincia di Padova. Un recente intervento della Commissione europea ha introdotto per tutti gli Stati membri (Decisione di esecuzione n.788 del 12 maggio 2021) l'obbligo di avviare uno screening diagnostico in tutti gli allevamenti di visoni.

Problema ulteriormente ribadito dalla Organizzazione Mondiale della Sanità Animale che, il 2 giugno, ha pubblicato un aggiornamento delle linee guida per chi lavora in strutture in cui ci sono specie suscettibili alla infezione da Sars-CoV-2 e nel quale ha nuovamente classificato come elevato il rischio di introduzione del coronavirus dalle persone agli animali allevati per la produzione di pellicce e in particolare per le specie dei visoni (e cani procioni).

In Italia la Lega Antivivisezione (Lav) ha lanciato un appello ai ministri dell'Agricoltura, Stefano Patuanelli, e della Salute, Roberto Speranza, affinché il nostro Paese sostenga la proposta avanzata da Olanda e Austria. ''In passato l'Italia è stata Paese guida in Europa adottando per prima provvedimenti come il divieto di produzione e commercio di pellicce di cani e gatti, così come di importazione di pellicce di foca (divieti poi estesi a livello europeo con specifici Regolamenti). Sul problema degli allevamenti di visoni invece, nonostante anche la emergenza sanitaria dovuta al ruolo attivo che queste strutture hanno nella ulteriore diffusione del virus pandemico SARS-CoV-2 (anche in forma mutata), l'Italia è ferma", attacca l'associazione.

Lo scorso anno, ricorda la Lav, "il governo Conte ha atteso il mese di dicembre per introdurre un monitoraggio (con specifici test diagnostici) dei visoni allevati in Italia, e non ha adottato nessuna misura per contrastare questa forma di allevamento”, mentre oggi, con il governo Draghi, “la risoluzione del problema è stata invece rimandata al 31 dicembre quando scadrà l'Ordinanza del 25 febbraio del Ministro della Salute con cui è stata solo sospesa la riproduzione dei visoni”.

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