Vino e olio made in Italy vittime collaterali della pace commerciale tra Usa e Cina

Trump festeggia “l’accordo storico” con il “grande amico” Xi Jinping. Levata di scudi dell’agroalimentare tricolore, che teme ripercussioni sulle esportazioni oltreoceano. Coldiretti: “Italia nel mirino di uno storico alleato”

La sigla della 'pace' commerciale tra Usa e Cina / Foto Ansa, EPA/Alex Wroblewski

Sorrisi, foto ricordo e strette di mano. Le tensioni commerciali sembrano acqua passata per Stati Uniti e Cina, tanto che il presidente Donald Trump parla ormai di “fase due” nelle relazioni tra le superpotenze e promette una visita a Pechino in un futuro “non lontano”. Il documento firmato oggi dal numero uno della Casa Bianca e dal vicepresidente cinese, Liu He, è un mini accordo commerciale che apre, di fatto, una tregua nella guerra dei dazi che ha tenuto col fiato sospeso le Borse di tutto il mondo. L’Europa, colpita anche lei dai dazi di Trump, si trova invece stretta tra i due campioni dell’export. Tanto che nelle prime ore successive all’accordo c’è già chi indica la prima vittima collaterale della fine delle ostilità tra le due sponde del Pacifico: il made in Italy agroalimentare.

Cosa cambia nelle relazioni Usa-Cina

La pace commerciale prevede che Pechino si faccia carico di ulteriori 200 miliardi di dollari in acquisti di prodotti e servizi made in Usa. La Cina si impegna inoltre a moderare le svalutazioni della moneta, oltre che a tenere aperto un canale di comunicazione e confronto sul mercato valutario. Trump definisce “storico” l’accordo con il “grande amicoXi Jinping, il presidente cinese rappresentato oggi alla Casa Bianca dal suo vice. Al netto delle frasi di circostanza, i dazi ancora in vigore saranno alleggeriti e rimossi solo dopo un primo periodo di applicazione dell’accordo, nel corso del quale - tanto i cinesi quanto gli statunitensi - osserveranno l’effettiva applicazione degli impegni presi dalla controparte. 

Vino, olio, pasta e biscotti nel mirino di Trump

Ma c’è chi guarderà la nuova fase di avvicinamento commerciale tra le due superpotenze ancora con più sospetto delle due parti in causa. La Coldiretti, organizzazione di rappresentanza degli agricoltori italiani, mette nero su bianco le paure legate all’indebolimento delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Viene anzitutto ricordato che Trump si è detto pronto ad aumentare i dazi fino al 100% in valore su una nuova black list allargata di prodotti europei, che andrebbe a includere il vino, l’olio e la pasta made in Italy, oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Usa. Il valore complessivo dell’export tricolore preso di mira dalla Casa Bianca sarebbe - secondo i calcoli della Coldiretti - di circa 3 miliardi di euro

Il che significherebbe colpire circa i 2/3 del valore delle esportazioni del made in Italy agroalimentare negli Stati Uniti, oggi pari a circa 4,5 miliardi di euro e in crescita del 13% (secondo i dati riferiti ai primi nove mesi del 2019).

Il business del made in Italy negli Usa

“Il vino - precisa la Coldiretti - con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro, in aumento del 5%, nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni, anch’esse in aumento del 5% nel 2019”. “Ma a rischio è anche la pasta - proseguono i rappresentanti del mondo agricolo - con 305 milioni di valore delle esportazioni, con un aumento record del 19% nel 2019”.

La causa dei dazi

Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Ue riguarda la disputa finita davanti all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) relativa al settore aeronautico, che vede da una parte l'americana Boeing e dall’altra la franco-tedesca-olandese Airbus. A causa degli aiuti di Stato ricevuti dall’impresa europea, l’Omc ha autorizzato gli Usa ad applicare fino a 7,5 miliardi di dollari di sanzioni all’Ue.

Le ripercussioni sui prodotti

“Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano - prosegue il comunicato - una bottiglia di prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività rispetto alle produzioni non colpite”. “Una eventualità devastante per il made in Italy agroalimentare - prosegue la nota - che mette a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari made in Italy fuori dai confini comunitari e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia”.

Il fuoco amico dello "storico alleato"

Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, rinfresca anche la memoria sui rapporti tra le due sponde dell’Atlantico: “L'Unione europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che, come ritorsione, ha posto l'embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi”. L’atto di fedeltà a Washington “è costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed è ora paradossale che l'Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli Usa”, aggiunge Prandini. 

I timori di Confagricoltura

Allarmati dalle voci suoi nuovi dazi, i rappresentanti di Confagricoltura hanno scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Le imprese agricole chiedono un’azione di contrasto ad ogni ipotesi di dazi aggiuntivi statunitensi sui prodotti agroalimentari europei. “È difficile comprendere come un contenzioso ultradecennale sugli aiuti pubblici ai consorzi Airbus e Boing - commenta il presidente Massimiliano Giansanti - possa mettere a rischio la tenuta e le prospettive del sistema agroalimentare europeo”. “Se i nuovi dazi venissero applicati ai nostri prodotti, compresi quelli a indicazione geografica protetta - conclude Confagricoltura - rischieremmo una perdita di posizioni sul mercato statunitense, con pesanti danni economici per le filiere produttive interessate a cui si sommerebbe la perdita di un numero rilevante di posti di lavoro”.

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