Sabato, 18 Settembre 2021
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A cura di Raffaella Pergamo

Un’attesa lunga due anni per l’imprenditoria femminile in agricoltura

Solo il 28% delle imprese agricole italiane è guidata da una donna

Si è avviato il primo agosto 2019, l’iter parlamentare di un progetto di legge, A.C. 2049 per la promozione del lavoro e dell’imprenditoria femminile in agricoltura che ha racchiuso in 5 articoli la disciplina dell’agricoltura multifuzionale e ha introdotto disposizioni per la promozione dell'imprenditoria e del lavoro femminile nel settore agricolo, prevedendo nello specifico la riattivazione dell’ONILFA (Osservatorio nazionale per l'imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura) per svolgere un attività di supporto al Governo e di raccordo tra regioni e organismi comunitari e l’istituzione della giornata nazionale del lavoro femminile in agricoltura da far coincidere con il 15 ottobre, data in cui ricade la Giornata Internazionale delle donne rurali prevista dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 2007.

Questa proposta di legge è stata abbinata ad altre due iniziative parlamentari che si sono aggiunte nel 2021, l’A.C. 2930 e l’A.C. 2992. La prima del 2021, l’A.C. 2930, con 11 articoli e partendo dall’intento comune di promuovere le imprenditrici donne in agricoltura, ha centrato l’attenzione del legislatore sulla necessità di valorizzare il lavoro femminile, contrastando le discriminazioni e le disparità salariali ed esaltando le competenze. Lo stesso provvedimento ha previsto l’istituzione, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'Ufficio dirigenziale non generale per la promozione del lavoro, della formazione e dell'imprenditoria femminile che ha funzioni di raccordo con le regioni e province autonome e si avvale del supporto di CREA e ISMEA.

Nello stesso atto, ritorna, poi, l’istituzione dell’Osservatorio che, d’intesa con l’ufficio dirigenziale costituito, provvede alla redazione di un Piano Nazionale annuale di interventi per la promozione del lavoro e dell'imprenditoria femminile nel settore dell'agricoltura, delle foreste, della pesca e dell'acquacoltura. Seguono, infine, nello stesso atto le previsioni di un Fondo per promuovere l'aggregazione dell'imprenditoria femminile agricola, il rifinanziamento del fondo rotativo volto a favorire lo sviluppo dell'imprenditoria femminile in agricoltura nella misura di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2021 e la creazione di un Fondo per la promozione di studi sulle donne, l'agricoltura e la pesca, con una dotazione annua di 2 milioni di euro, al fine di favorire la diffusione della cultura imprenditoriale e del lavoro femminile, con particolare riferimento al settore della ricerca applicata in agricoltura.

La seconda, l’A.C. 2992, riprende per grandi linee, quanto descritto nel precedente provvedimento, con la previsione di interventi diretti a valorizzare le esperienze e delle professionalità delle donne, riconoscere il diritto alla maternità, promuovere la presenza delle donne nei processi di sviluppo e di imprenditorialità e abbattere le barriere economiche e di genere e al contrasto delle disparità salariali. In questo provvedimento si punta ad abbattere le barriere economiche e di genere, promuovendo la presenza delle donne nei processi di sviluppo ed imprenditorialità, con l’istituzione di una Cabina di regia che, presso il Ministero dell’Agricoltura, rediga oltre che il Piano annuale di interventi, anche indagini annuali sulle iniziative necessarie per promuovere la parità tra i sessi nell'accesso al credito, alla terra e alle acque nonché per garantire il sostegno all'attività di impresa durante la maternità, la genitorialità e nell'assistenza ai figli e ai familiari. In attesa, dunque, che questi tre provvedimenti di legge vengano accolti e unificati, evidenziamo che l’Imprenditoria femminile in agricoltura rappresenta il 28% circa delle imprese esistenti a livello nazionale e la ripresa dell’occupazione agricola negli anni 2014-2019 ha riguardato in maniera molto più contenuta le lavoratrici.

A fronte del +13,7% del totale nell’ultimo quinquennio, infatti, per le donne la variazione positiva è stata solo del +4,2%. Anche il dato molto positivo del 2019 (+4,2% in un solo anno per gli occupati agricoli totali) non è stato alimentato dall’occupazione femminile, rimasta praticamente stabile (+0,4% rispetto al 2018). Nel periodo 2014-20, nel settore primario, si sono perse circa 12mila imprese femminili con un calo pari al 5,5% contro il 3,4 di quelle maschili. Di sicuro, un aiuto concreto all’imprenditoria femminile in agricoltura viene dalla previsione di maggiori servizi nelle aree rurali, sostegno alle imprese femminili con linee di credito e accesso alla terra, formazione, sostegno alle reti di donne e alle misure per l’armonizzazione dei tempi di vita e del lavoro, con grande attenzione ai temi dell’innovazione, della sostenibilità, della biodiversità, della qualità dei sistemi alimentari.

Si parte dalla considerazione che le donne, più degli uomini, hanno una grande capacità di fare rete e costruire relazioni, per cui per la ripartenza del Paese dovremo essere capaci di cambiare qualche paradigma e avere un occhio attento alle peculiarità che le donne rappresentano nel comparto. Un esempio viene, tra tutti, dagli Stati Generali delle Donne, una rete partita nel 2014, che è diventata un coordinamento permanente e un Forum, interlocutore autorevole per le Istituzioni che operano nell’ambito delle varie politiche esistenti. Questo organismo opera mediante una Hub che è il laboratorio e strumento operativo, struttura giuridica di servizio per presentare progetti e l’Alleanza con le altre associazioni, enti, imprese, scuole, università, che si attiva, crea progetti, eventi, e produce il cambiamento attraverso la firma di convenzioni.

Per non essere anacronistici, quindi, non si deve mirare solo a una maggiore presenza delle donne nelle campagne ma considerando, che oggi fare agricoltura non significa solo produrre, ma integrarsi nella vita anche delle città per trasferire servizi e conoscenze all’ambiente e alla comunità, il ruolo delle donne per l’agricoltura diventa fondamentale nel percorso di transizione ecologica, dal Green Deal al PNRR, perché diventa necessario non subire il cambiamento ma pensare e proporre soluzioni concrete per sostenerlo. Le donne che lavorano in agricoltura, quindi, hanno un ruolo proattivo nelle città perché sono orientate al risultato e possono veicolare al meglio nuove modalità di confronto, fare aggregazione sul territorio e diffondere concetti semplici ma fondamentali della nostra agricoltura, della qualità dei nostri prodotti e delle nostre tradizioni colturali che spesso si perdono in un’informazione massiva e poco specializzata. Al tempo stesso, le città possono diventare nuovi incubatori di imprenditoria femminile in agricoltura concretizzando maggiori sbocchi di mercato e nuove policy del cibo che rappresentano la frontiera dell’agricoltura moderna

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