Salvini non mangia la Nutella "turca". Ma le nocciole italiane non piacciono agli ambientalisti

Il leader della Lega ha attaccato la Ferrero perché utilizza in gran parte questo tipo di frutta proveniente dalla Turchia, che detiene il 70% della produzione mondiale. Il progetto della multinazionale di aumentare la quota di casa, pero', si scontra con le proteste dei comitati locali

Matteo Salvini ha dichiarato di recente di non mangiare più Nutella perché prodotta con le nocciole acquistate in Turchia. Un cambio nei consumi, quello del leader della Lega, che ha stupito i suoi follower, dato che appena un anno fa postava su Facebook una sua foto in cui esaltava la crema spalmabile più famosa al mondo, nonché orgoglio dell'agroalimentare italico. Ma al di là delle scelte culinarie di Salvini, cosa c'è di vero nelle sue parole?

La crema globale

Partiamo da un dato: ogni anno nel mondo si producono 350mila tonnellate di Nutella. Secondo i calcoli della Ferrero, la produzione di un anno coprirebbe una distanza pari quasi a due volte la circonferenza del Pianeta. La crema raggiunge ben 170 Paesi: i più ghiotti sono i tedeschi, seguiti da Francia e solo al terzo posto l'Italia. Quindi, la Ferrero ha una necessità mostruosa di avere fonti approvvigionamento certe per mantenere la sua produzione mondiale di Nutella (e non solo, visto che anche altri prodotti usano le nocciole): secondo uno studio, ben il 25% delle nocciole di tutto il mondo finiscono negli stabilimenti della Ferrero.

La produzione italiana

La sola produzione italiana di nocciole basterebbe a coprire le esigenze della multinazionale tricolore? Ebbene, secondo la Fao, l'organizzazione dell'Onu che si occupa di alimentazione, l'Italia è il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la già citata Turchia. Ogni anno, ne produciamo 110 milioni di tonnellate (di cui la metà in Campania e il resto tra Lazio, Piemonte e Sicilia). Che sono tante, ma sempre un quarto di quelle raccolte in Turchia. Ferrero, di contro, ha bisogno di almeno 220 milioni di tonnellate per mandare avanti il suo business. Da qui la necessità di rivolgersi ad altri mercati. 

Ferrero in Turchia

La multinazionale di Alba ha cosi' deciso da tempo di puntare sulla Turchia: oggi, anche grazie all'acquisizione della Oltan, primo gruppo turco nella commercializzazione delle nocciole, la Ferrero è il principale attore in questo settore, assorbendo, scrive l'Internazionale, circa un terzo della produzione di questo Paese, ossia intorno ai 160 milioni di tonnellate. Ferrero, dunque, potrebbe ridurre il suo import da Ankara e aumentare l'uso di nocciole italiane? Di sicuro, le nocciole turche costano meno. Diverse inchiesta giornalistiche, come quella della Bbc, hanno denunciato le condizioni di sfruttamente in cui versano i lavoratori del settore, con paghe di 15 euro al giorno. Ferrero ha replicato all'inchiesta della tv britannica, sostenendo "di fare il massimo sforzo per migliorare le pratiche con lo sviluppo di programmi di educazione e formazione". 

Il progetto Nocciola Italia

Difficile pensare, comunque, a un disimpegno della multinazionale italiana in un mercato cosi' strategico come quello turco. Di certo c'è che pero' Ferrero sta pensando, e non da ora, ad aumentare la quota di nocciole italiane. Lo sta facendo con un progetto, Nocciola Italia, che mira ad aumentare la produzione di alcune regioni del Beplaese, anche quelle dove finora i noccioleti erano ai margini. L'obiettivo è aumentare la produzione italiana di nocciole del 30%. L'iniziativa dovrebbe piacere a Salvini, ma di sicuro non va giù a un fronte variegato di ambientalisti e comitati civici locali. 

Le accuse degli ambientalisti

Le accuse che muove questo fronte alla Ferrero è di promuovere la coltivazione intensiva di noccioleti, eliminando altre colture e con pratiche non biologiche, che starebbero avendo effetti negativi sull'ambiente e la salute umana. Come starebbe avvenendo vicino al lago di Vico, nel Viterbese. “L’aumento della produzione (di nocciole, ndr) negli ultimi anni ha portato a una pesante eutrofizzazione delle acque (del lago, ndr), determinata dalla presenza di fosforo e azoto, che sono elementi costitutivi di fertilizzanti e pesticidi. Oggi il lago di Vico è in uno stato comatoso”, ha raccontato all'Internazionale Giuseppe Nascetti, direttore del dipartimento di ecologia e biologia dell’università della Tuscia. Sempre nel Viterbese, nella zona di Alfina, vicino al lago di Bolsena, è sorto un comitato civico che sta combattendo contro l'installazione di nuovi noccioleti.

Lo scontro con Barilla

Insomma, che le prenda in Turchia o in Italia, i problemi per Ferrero non mancano. Salvini vorrebbe più nocciole tricolore (e anche le organizzazioni di settore come Confagricoltura), gli ambientalisti e le comunità locali storcono il naso. L'invettiva del leader della Lega, poi, arriva giusto in un momento in cui la Ferrero è impegnata in un confronto duro (a livello commerciale) con l'altra big italiana dell'alimentare, la Barilla. Dopo essersi divisi sulla questione olio di palma, i due colossi si stanno facendo concorrenza sui rispettivi core business: Barilla ha lanciato la sua crema spalmabile Pan di Stelle, Ferrero ha risposto con i suoi Nutella Biscuits per entrare nel mercato in cui regna Mulino Bianco. Chissà se Salvini adesso se la prenderà pure con la Barilla, dal momento che la multinazionale di Parma continua a importare grano dall'estero. 

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