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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Dal Parlamento Ue via libera all'etichetta "stile" Nutriscore. E la destra italiana si spacca

Lega e FdI contro le raccomandazioni di Strasburgo su Farm to fork, la strategia che mira a rivoluzionare l'agroalimentare nel nome della sostenibilità. Forza Italia, Pd e M5s a favore del testo, ma non sull'etichetta nutrizionale

Via libera a una etichetta obbligatoria "stile" Nutriscore, obiettivi vincolanti per il dimezzamento dei pesticidi e l'aumento delle coltivazioni biologiche entro il 2030, ma anche il "contrastro al consumo eccessivo di carne e di alimenti altamente trasformati ricchi di sale, zuccheri e grassi". Sono alcuni dei punti chiave del testo votato dal Parlamento europeo e che rappresenta la posizione di Strasburgo su Farm to fork, la strategia proposta dalla Commissione Ue per rivoluzionare la produzione agroalimentare europea. Il testo è passato a larga maggioranza, con i voti, tra i partiti italiani, di Pd, M5s e Forza Italia. Contro, invece, Lega e FdI.

Cosa prevede il testo

Il Parlamento, scrive in una nota, "accoglie con favore la strategia 'Dal produttore al consumatore' (Farm to Fork in inglese) e sottolinea l'importanza di regimi alimentari sostenibili, sani e rispettosi degli animali per conseguire gli obiettivi del Green Deal europeo, anche in materia di clima, biodiversità, inquinamento zero e salute pubblica". Il testo prevede una serie di raccomandazioni che in buona parte confermano la proposta di Bruxelles. Tra queste, si chiedono misure  per "contrastare il consumo eccessivo di carne e di alimenti altamente trasformati ricchi di sale, zuccheri e grassi, anche fissando livelli massimi di assunzione". Sul fronte dei pesticidi, si chiede di "migliorare il processo di approvazione" e "monitorarne il rispetto delle norme per proteggere gli impollinatori e la biodiversità". A tal fine, il Parlamento vuole "obiettivi di riduzione vincolanti sull'uso dei pesticidi". 

Sempre sul fronte ambientale, Strasburgo invita Ue e Stati membri a collegare la strategia Farm to fork all'altra proposta chiave del Green deal europeo, Fit for 55, prevedendo "norme e obiettivi ambiziosi per le emissioni derivanti dall'agricoltura e dal relativo uso del suolo, e criteri rigorosi per la produzione di energia rinnovabile a partire dalla biomassa". A tal proposito, "i pozzi naturali di assorbimento del carbonio devono essere ripristinati e potenziati", raccomanda il Parlamento. In questo quadro si inseriscono anche le raccomandazioni a favore dell'agricoltura biologica, che secondo la proposta della Commissione dovrebbe coprire il almeno il 25% di tutti i terreni coltivati in Ue entro il 2030. 

Altro capitolo importante è quello sul benessere degli animali. Il Parlamento chiede "indicatori comuni e scientificamente fondati sul benessere degli animali per una maggiore armonizzazione a livello Ue" e di "eliminare gradualmente l'uso delle gabbie negli allevamenti" europei. Inoltre, "i prodotti animali non originari dell'Ue", dice il testo, "dovrebbero essere autorizzati solo se rispettano standard in linea con quelli Ue".

La questione delle etichette

Uno dei nodi centrali del testo, in particolare per l'Italia, riguarda le etichette. Da un lato, ci sono le etichette sull'origine dei prodotti. Il testo prevede "non solo l’estensione a tutti i prodotti agroalimentari di un sistema di etichettatura di origine obbligatoria a livello europeo, ma anche di garantire la tracciabilità del cibo che arriva sulle nostre tavole", dice l'eurodeputato del Pd Paolo de Castro, salutando questa introduzione come un successo per il made in Italy. 

Dall'altro lato, però, ci sono le etichette nutrizionali, su cui anche Pd e M5s hanno espresso la loro contrarietà. Il testo, infatti, chiede alla Commissione di intriodurre un'etichetta nutrizionale obbligatoria e indica anche una serie di parametri che di fatto aprono la porta al Nutriscore, l'etichetta a semaforo già in vigore in diversi Paesi e adottata da multinazionali come Nestlé. Per i principali attori dell'agroalimentare italiano, il Nutriscore introdurrebbe una comparazione fuorviante tra gli alimenti, classificandoli in base ai contenuti di grassi, zuccheri, fibre e proteine, ma senza tener conto delle quantità realmente consumate e del reale apporto nutrizionale nel quadro generale di una dieta. Altro fattore: tale etichetta colpirebbe pezzi pregiati del made in Italy come i formaggi e i salumi. Per questo, il nostro governo ha proposto un'etichetta alternativa, chiamata "a batteria". Che però non è stata presa in considerazione dal Parlamento, almeno finora. 

Il reddito degli agricoltori

Secondo Strasburgo, la strategia Farm to fork porterà non solo "alimenti più sani e sostenibili" e una maggiore "sicurezza alimentare", ma anche "un reddito equo per gli agricoltori". Affinché gli agricoltori percepiscano una parte equa dei profitti ottenuti da alimenti prodotti in modo sostenibile, si legge nel testo, "i deputati chiedono alla Commissione di intensificare gli sforzi, anche attraverso l'adeguamento delle regole di concorrenza, per rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera".

Una posizione non condivisa, oltre che da una parte della destra, anche da diverse organizzazioni di produttori, in particolare il Copa-Cogeca, ossia la lobby europea del settore agroalimentare. Secondo il fronte dei contrari, Farm to fork rischia di avere un impatto negativo sulla produzione e dunque anche sul reddito degli agricoltori. E a sostegno di questa tesi si cita uno studio del Jrc, il centro di ricerca della Commissione europea. Studio a cui Bruxelles non ha dato molto peso (gli stessi autori sottolineano che si tratta di uno studio parziale e non di una valutazione d'impatto di Farm to fork).

Le polemiche

Se i Verdi e la Sinistra hanno espresso pieno appoggio al testo del Parlamento, Pd e M5s, che hanno comunque votato la relazione finale, hanno espresso alcuni dubbi, in particolare sul Nutriscore. "Per noi va scongiurata definitivamente l’idea di un’etichettatura sul principio del Nutriscore, fuorviante per il consumatore proprio per il fatto che non segue alcuna logica di qualità e delle proprietà organolettiche del prodotto”, dice Dino Giarrusso, europarlamentare 5 Stelle. Herbert Dorfmann, relatore del testo, sottolinea invece che "i nostri agricoltori stanno già facendo un ottimo lavoro" e che "quando chiediamo loro di ridurre ulteriormente l'uso di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici, dobbiamo poi sostenerli per scongiurare che la produzione si sposti al di fuori dell'Ue".

Critica in toto la relazione la Lega: "Reputo gravissimo il cedimento sul Nutriscore - dice Rosanna Conte - Abbuffarsi di polpette vegane, come invita a fare questa etichetta, non è certo meglio, da un punto di vista nutrizionale, di consumare un piatto di spaghetti con pomodoro, olio evo e parmigiano. Ma non è solo il Nutriscore a preoccupare: la strategia, infatti, prevede tutta una serie di target obbligatori che rischiano di mettere a repentaglio la produzione agricola europea, la nostra sovranità alimentare e il reddito degli agricoltori. Al contrario, si apre la porta ai prodotti da Paesi terzi, dove gli standard ambientali e di sicurezza alimentare sono nettamente più bassi, al cibo a base di insetti e alla finta carne in laboratorio", conclude.  

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