Sabato, 13 Luglio 2024
L'analisi

Perché non si trovano più pomodori nel Regno Unito

Clima, inflazione, importazioni e un pizzico di Brexit: così Londra si trova a corto di alimenti

Prezzo all'ingrosso di pomodori, peperoni e melanzane quadruplicato. Questa la situazione in gran parte dei supermercai del Regno Unito. Ad essere colpite non sono solo le importazioni, ma anche prodotti locali come i cavolfiori, anch'essi aumentati. Alcuni venditori hanno dichiarato al quotidiano britannico The Guardian che si tratta delle "condizioni più difficili in un quarto di secolo". Gli ambulanti non vendono nemmeno i pomodori a grappolo perché sono semplicemente troppo costosi. Qualcuno ha messo subito sotto accusa la Brexit, altri negano che abbia inciso. Le ragioni sono di certo variegate.

Razionamenti nei supermercati

In primo luogo si tratta di un problema di approvvigionamento, per cui tutti i prezzi su tutta la linea sono aumentati. Maggiore scarsità si sta avendo nei supermercati essendo legati da contratti che però i coltivatori non riescono rispettare. Secondo i rivenditori, i fruttivendoli starebbero invece in una posizione migliore, capaci di reperire comunque i prodotti. “I fruttivendoli possono trovare qualsiasi cosa. Troverai sempre cose: è solo quanto sei disposto a pagare", ha dichiarato al Guardian Paul Crane, un commerciante del rinomato Borough Market di Londra. Gli agricoltori che riforniscono grandi catene come Asda e Morrison, spiegano che il razionamento di insalate selezionate coinvolge diversi fattori, tra cui la crisi climatica, i prezzi dell'energia e la Brexit. Tutti elementi che il governo britannico vorrebbe arginare facilitando il ricorso a coltivazioni Ogm di nuova generazione, ma si tratta ancora di una fase sperimentale e che potrebbe impiegare anni a rendere più indipendente e resiliente il mercato del cibo a Londra e dintorni.

Una catena troppo lunga

Elemento fondamentale è stato il maltempo, ma tutta la situazione evidenzia la fragilità della moderna filiera agroalimentare. “Le nostre catene di approvvigionamento stanno scricchiolando e stiamo assistendo a un precursore di quella che potrebbe essere una crisi enorme. C'è stato un totale fallimento da parte del governo nello sviluppo di una corretta strategia alimentare", ha dichiarato Tim Lang, professore emerito di politica alimentare alla City, Università di Londra e autore di Feeding Britain (Nutrire la Gran Bretagna). Al centro della polemica c'è una produzione sempre più ridotta in patria, con alimenti coltivati a distanze abissali, coi prodotti freschi che arrivano da oltre mille miglia di distanza, soprattutto dal Nord Africa. Il Regno Unito dipende in modo estremo dalle importazioni estere per alcuni dei prodotti di base. I pomodori coltivati ​​e commercializzati nel Regno Unito sono scesi da 134mila tonnellate nel 1990 a 68mila nel 2021, rappresentando adesso appena il 17% della fornitura totale del Paese. Nello stesso periodo, i cetrioli sono scesi scesa da 100mila tonnellate a circa 55mila, con riduzioni notevoli anche per lattuga, funghi, mele, pere e prugne.

Ricordi pandemici

Se qualcosa si inceppa per un qualunque motivo negli Stati di provenienza degli alimenti, a causa di guerre (come avvenuto per l'olio di girasole e il grano Ucraino), siccità o altre instabilità socio-economiche, la catena della distribuzione è talmente complessa che per porre rimedio occorrono tempi sempre più lunghi. Il periodo della pandemia aveva anticipato i problemi odierni, spingendo le persone a coltivare in aree di maggiore prossimità ai grandi centri urbani. Una soluzione che però si è inceppata a sua volta a causa dell'esplosione dei prezzi dell'energia. Tony Montalbano, che produce circa un milione di cetrioli baby per la Green Acre Salads nell'Essex, ha detto che ha ritardato la coltivazione dei suoi raccolti quest'anno fino a marzo per evitare bollette del carburante invernale fino a 500mila sterline al mese. Le sue serre fino alla settimana scorsa erano vuote. Un problema comune a tante aziende. “Le persone che vorrebbero coltivare due o tre raccolti di cetrioli all'anno potrebbero ridurli a uno solo perché vogliono evitare di usare più energia del necessario. L'industria ortofrutticola è sull'orlo di una crisi", ha sostenuto da Jack Ward, amministratore delegato della British Growers Association.

Clima estremo e ballerino

Il discorso vale anche per i pomodori, il cui raccolto è stato tardato di due/tre settimane per evitare bollette elevate, come confermato dalla British Tomato Growers Association, che rappresenta i coltivatori di questo ortaggio. Anche le verdure invernali, come porri, carote e cavolfiori, potrebbero presto scarseggiare a causa del clima instabile che ha colpito Uk e l'Europa continentale. Picchi di oltre 40°C raggiunti per la prima volta la scorsa estate nel Regno Unito, seguiti da una serie di forti gelate in inverno. Da qualche mese a questa parte è stata riscontrata anche una carenza di uova, con i produttori intenti a lottare contro l'influenza aviaria e l'aumento dei costi alimentari ed energetici. Come nel resto d'Europa, hanno inciso anche i costi di fertilizzanti e anidride carbonica, necessaria a stordire il bestiame prima della macellazione, connessi all'aumento dei prezzi del gas. Nell'industria della carne, così come in quella delle bevande, si sono così riscontrate carenze diffuse, con aumenti dei prezzi fino al 3.000%.

The Brexit touch

Anche se non si sa fino a che punto, di sicuro la Brexit ha inciso sui rifornimenti ridotti. La stessa Liz Webster, presidente del gruppo che sostiene la campagna Save British Food, ha affermato che la Brexit ha aggravato molti problemi di approvvigionamento alimentare. Gli agricoltori dell'Europa continentale, sostiene, trovano più facile vendere all'interno dell'Unione europea anziché affrontare una serie di inceppi burocratici e documenti extra necessari ad esportare nel Regno Unito. Secondo il Guardian la crisi degli approvvigionamenti dai cibi si sta estendendo ai medicinali, con le farmacie a corto di prodotti essenziali, sia da banco che soggetti a prescrizione dei dottori. Se l'aumento dei prezzi è un fenomeno esteso in tutta Europa, il razionamento sta colpendo solo il regno di re Carlo. Oltre a bancarelle ben fornite, a Roma come a Parigi o a Bruxelles, i trasportari confermano che proseguono i viaggi da Spagna e Italia verso i Paesi del Nord Europa. Solo oltre la Manica trovare un pomodoro sta diventando una caccia al tesoro.

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