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Domenica, 5 Febbraio 2023
La denuncia

Agricoltori contro i produttori di fertilizzanti: "Speculano sulla crisi e l'Ue li protegge"

Secondo le accuse approfitterebbero di prezzi alle stelle e aiuti di Stato. Coltivatori chiedono mercato trasparente, stop a dazi e provano a usare più concimi alternativi

Speculazioni e protezionismo dietro l'impennata nel costo dei fertilizzanti, che sta tenendo col fiato sospeso milioni di coltivatori in tutta Europa. L'accusa proviene da vari attori del mondo agricolo a livello europeo, i quali segnalano che non ci sarebbero solo la guerra in Ucraina e i rapporti critici contro la Russia (grande esportatore) dietro i prezzi da capogiro dei concimi chimici. Gli agricoltori rimproverano a Bruxelles di aver tutelato esclusivamente l'industria dei fertilizzanti di fronte a rincari spropositati e al rischio di una riduzione delle coltivazioni. Il legame con l'aumento del prezzo del gas, sostengono i rappresentanti agricoli, incide parzialmente e il fenomeno arriva da più lontano. Nel corso di un incontro in una fattoria nel cuore della Vallonia agricola, in Belgio, hanno spiegato le ragioni e le origini di queste critiche, nonché le loro rivendicazioni.

Mercato protetto

Gli Stati membri dell'Unione europea sono principalmente importatori di fertilizzanti, con Russia, Bielorussia e Ucraina che hanno svolto in questi anni il ruolo di principali partner commerciali grazie alla ampie risorse di gas di cui godono. È questo l'elemento chiave per produrre concimi chimici a base di azoto, come l'urea, il nitrato di ammonio (noto con la sigla An) e la combinazione di urea e nitrato di ammonio denominato Uan. Poi ci sono i produttori dell'Ue, pochi e ben tutelati. "Il mercato europeo è concentrato in poche mani, visto che vede protagonista un numero esiguo di industrie, di cui è leader la norvegese Yara" ha spiegato Nicolas Ferenczi dell'Associazione cerealicola francese (Agpb) precisando: "Questo sistema è protetto da un duplice sistema di tassazione delle importazioni, che si è tradotto in un basso livello di competizione e prezzi più elevati rispetto al resto del mondo". Secondo i calcoli della Copa-Cogeca, l'organizzazione che riunisce aziende e cooperative agricole europee, il costo in più pagato dai coltivatori europei a causa di questo sistema di protezione è pari a un miliardo e 600 milioni di euro, direttamente trasferiti nelle tasche dei produttori di fertilizzanti chimici.

Decisioni difficili

"Nel 2020 avevo speso 250 euro per ogni tonnellata di fertilizzanti, quest'anno li ho pagati a 640 euro, mentre il mio frumento vale 'appena' 175 euro la tonnellata" sottolinea Dominique Lebrun, l'agricoltrice della Vallonia che ospita l'incontro. Il prezzo oltrepassa i mille euro se non si acquistano grandi quantità, pagandole con sei mesi di anticipo. Su un'estensione di 40 chilometri, Lebrun coltiva soprattutto cereali e rape rosse, oltre ad allevare 600 galline all'aperto e 45 vacche. "Noi agricoltori stiamo subendo la pressione di prendere decisioni in fretta con il timore di non sapere se i fertilizzanti saranno ancora disponibili o i prezzi si abbasseranno rapidamente. Difficile fare la scelta giusta, ma senza fertilizzanti non c'è agricoltura" precisa l'imprenditrice.

Non solo questione di gas

In un grafico elaborato dagli esperti della Copa-Cogeca, si mostra come sin dal 2021 i prezzi dell'azoto siano aumentati molto di più rispetto all'incremento in contemporanea dei costi del gas nell'Unione europea. Con la guerra in Ucraina a Febbraio e, ancor peggio con la crisi del gas russo a luglio, l'esplosione dei prezzi ha raggiunto picchi inaspettati, sfiorando i mille euro a tonnellata, mentre il valore del grano è salito a 344 euro ad ottobre, ma senza riuscire a compensare i costi dei concimi chimici. "I prezzi dei fertilizzanti sono globali, ma è evidente che i prezzi sono cresciuti molto di più in Europa che negli Stati Uniti a causa di una scarsa competitività nell'Ue" ha evidenziato Ferenczi, continuando: "Inoltre non ci sono dati pubblici sui fertilizzanti, questo determina un mercato non trasparente" .

Risposte future per bisogni di oggi

Bruxelles è intervenuta nel mese di novembre con una comunicazione sui fertilizzanti molto attesa dal mondo agricolo, che l'ha però reputata deludente. "La Commissione europea ha fallito rispetto alle nostre esigenze nel breve termine, visto che il documento è pieno di "faremo" e "ci impegneremo", ma mancano soluzioni concrete nell'immediato" ha condannato Tim Cullinan, vicepresidente irlandese della Copa-Cogeca. Il documento presentato dal commissario all'Agricoltura Janusz Wojciechowski ha preso in contropiede l'organizzazione, visto che non prevede nuovi fondi rispetto a quelli già previsti dalla Politica agricola comune (come sperato) e si affida al meccanismo degli aiuti di Stato. Ogni governo può quindi decidere in autonomia di attivarli, finanziando le aziende agricole fino a 250mila euro, o direttamente le industrie di concimi a base minerale fino ad un massimale di 150 milioni di euro. Una scelta poco "comune" che ha fatto infuriare i coltivatori. "Gli agricoltori stanno pagando caro il prezzo di avere un'industria dei fertilizzanti chimici iper-protetta da Bruxelles e che adesso può fare super-profitti anche grazie agli aiuti di Stato" ha precisato Cullinan.

Maggiore indipendenza

Per l'anno prossimo si attende dall'esecutivo dell'Ue un piano d'azione sui fertilizzanti. Il rischio nel frattempo è di arrivare a prezzi proibitivi e a carenze in numerosi Stati membri. Fattori che potrebbero spingere gli agricoltori ad abbandonare determinate colture, in particolare quelle di mais e grano, avide di concimi chimici per rispettare gli standard produtivi di questi anni. Aziende e cooperative sperano quindi di ottenere presto alcuni traguardi sfuggiti nel 2022. Innanzitutto mirano alla sospensione o all'eliminazione delle tariffe di importazione sui fertilizzanti a base di azoto (ammoniaca e urea). Chiedono fondi per migliorare la logistica nei porti e per il trasporto di fertilizzanti, visto che lo stoccaggio è reso difficile dalla loro pericolosità, come ha dimostrato la tragica esplosione di quasi tremila tonnellate di nitrato d'ammonio in Libano dell'estate del 2020. Vogliono inoltre che il governo europeo assicuri importatori alternativi rispetto a Russia e Bielorussia, con garanzie valide per tutto il mercato unico.

Fertilizzanti a base di economia circolare

Altra strada per il medio-termine è quella di investire sui fertilizzanti a base naturale, come i Renure, frutto della gassificazione degli escrementi prodotti negli allevamenti. "Da questo trattamento si ottengono vari output: frazione secca, digestato e concimi. Si tratta di un sistema basato sui principi di economia circolare, visto che si può produrre anche energia elettrica, e che renderebbe gli agricoltori meno dipendenti sia dalle importazioni che dall'industria europea dei fertilizzanti" ha spiegato Boey Giel, consulente della Boerenbond, organizzazione professionale per gli agricoltori nelle Fiandre (Belgio). Una fattoria con 100 mucche riuscirebbe a produrre da sola l'equivalente di 50 tonnellate di nitrato di calcio e ammonio (Can). Per questi prodotti vigono però le limitazioni stabilite per i fertilizzanti naturali di 170 chili per ettaro all'anno, al fine di arginare l'inquinamento provocato dall'azoto. Secondo Giel l'impatto sull'ambiente è inferiore e andrebbero assimilati ai fertilizzanti chimici. "Bisogna ottenere una deroga o una classificazione diversa, altrimenti gli agricoltori non saranno incentivati a sostituire coi Renure i concimi tradizionali" ha concluso l'esperto.

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