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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Grido d'allarme degli apicoltori: "Fermare l'invasione di falso miele cinese o il settore morirà"

Nel prodotto viene mescolato dello sciroppo di zucchero rendendolo molto più economico di quello italiano, ma a discapito della qualità. “Il governo non ha fatto nulla per fermare il fenomeno”

In Italia continua l'invasione del falso miele cinese, che sta soppiantando nelle vendite quello italiano e di qualità, battendolo sul mercato grazie ai prezzi bassissimi con cui viene venduto. Per questo serve un intervento degli organi di controllo per evitare la morte del settore. "Il miele cinese a Genova viene venduto a 1,70, 1,50 euro al chilo, costa quasi più lo zucchero; è impensabile sostenere qualsiasi attività", ha denunciato Claudio Cauda, presidente dell'Aapi (Associazione apicoltori professionisti italiani) in un'audizione in commissione Agricoltura al Senato. Cauda ha sottolineato come questo tipo di prodotto molto economico "invade una fascia di mercato e abbassa le quotazioni degli altri”, per questo “dobbiamo togliere di mezzo le frodi".

Rispetto al piano di controllo sui mieli importati, "in Italia e anche in Europa non abbiamo fatto un'efficace azione di contrasto nei confronti dell'importazione di miele cinese, in particolare, ma anche ucraino, che pesa sul mercato europeo per circa il 40%”, ha continuato il presidente dell'Aapi, secondo cui “questo vuol dire che il nostro Governo, la nostra struttura nazionale non ha messo in campo nessuna azione efficace nel contenimento di questo prodotto, che arriva e ha le caratteristiche di essere parzialmente sofisticato". Il trucco usato in alcuni paesi, come appunto nel gigante asiatico, è quello di aggiungere sciroppo di zucchero e utilizzare metodologie di produzione non conformi alle norme europee, in cui l'uomo, fuori dall'alveare, si sostituisce alle api nella realizzazione del laborioso processo di maturazione del miele.

"Avremmo necessità che ci fosse un'equipe di persone preparate e dinamiche, in grado di contrastare la capacità di evoluzione che ha la Cina in questo senso" investendo molto per "riadattare e rimodulare il settore in base alle normative nazionali", ha detto Cauda, che ha poi citato l'esempio, a suo dire efficace, degli Stati Uniti che "hanno cominciato a contrastare in maniera decisa il falso miele, e questo ha fatto sì che abbiano rallentato le importazioni". In conseguenza, "c'è stato un notevole aiuto al mercato interno e in più hanno dirottato le importazioni su altri Paesi, iniziando a rifornirsi ad esempio dall'Argentina, e ciò ha fatto sì che gli argentini oggi abbiano un incremento di prezzo del 50%".

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