Allergia alle arachidi, un vaccino potrebbe proteggere dai cibi contaminati

La novità sperimentata dall'Università della Carolina del Nord sta dando risultati incoraggianti. Negli Usa ne soffrono 1,5 milioni di bambini. In Italia non ci sono statistiche in merito

Un vaccino contro le arachidi per proteggere chi ne soffre nei casi di assunzione involontaria, ossia quando si ingeriscono dei cibi contaminati da questo frutto. A metterlo a punto è stata l'Università della Carolina del Nord, che ha realizzato un vaccino composto da una minuscola quantità di proteine di arachidi liquefatte che permette di proteggersi da gravi reazioni allergiche causate dalle contaminazioni.

Secondo Edwin Kim, ricercatore che ha condotto lo studio, circa 100 mg di proteina di arachidi possono scatenare una grave reazione allergica, che puo' portare anche alla morte. Ed è questa la quantità che si stima possa essere nei prodotti che vengono realizzati "in un'azienda che lavora le arachidi", pur senza avere questo ingrediente all'interno. Questo ritrovato non sarà, prosegue ancora il ricercatore, il lasciapassare per poter "mangiare burro di arachidi", ma per tenere le persone "al sicuro dalle piccole esposizioni nascoste che potrebbero verificarsi con alimenti confezionati" o nei ristoranti.

Questo vaccino rappresenta la terza soluzione immunoterapica sperimentata negli Usa con successo per chi soffre di questa allergia. La prima è un cerotto sulla pelle che rilascia una piccola quantità di proteine di arachidi, che potrebbe essere autorizzato dall'americana Food and drug administration. La seconda è quella dell'immunoterapia orale (si attende una decisione della Fda entro l'anno). Il terzo approccio è quello per l'appunto della terapia sublinguale, con una somministrazione che parte da 0.0002 mg per poi arrivare a 2 mg.

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In quest'ultimo caso, i ricercatori hanno dimostrato che il 67% dei pazienti era in grado di tollerare almeno 750 mg di proteina di arachidi senza gravi effetti collaterali, mentre circa il 25% arriva a tollerare una quota di 5.000 mg. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. 

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