Sabato, 23 Ottobre 2021
Filiera

Basta galline in gabbia, l'impegno di Kfc che cede alle pressioni degli animalisti

La Yum!, azienda che possiede oltre a Kentucky Fried Chicken anche Pizza Hut, entro il 2026 non comprerà più animali provenienti da questo tipo di allevamenti

Kentucky Fried Chicken, la celebre catena di fast food, non comprerà più galline allevate in gabbia. I brands di Yum!, colosso mondiale della ristorazione con quasi 50 mila sedi a livello globale, ha preso questo impegno dopo una campagna messa in campo da diverse Ong ambientaliste, tra cui Animal Equality, che avevano lanciato una raccolta firme e una campagna di boicottaggio per chiedere la svolta. La multinazionale oltre a Kfc possiede anche Pizza Hut, Taco Bell e The Habit Burger, e così tutte queste catene accetteranno ora l'impegno a diventare 100% cage-free entro il 2026 per la maggior parte delle sue sedi, ed entro il 2030 su scala globale.

Lo ha reso noto la stessa ong animalista Animal Equality che rivendica che la policy che sancisce l'impegno a non rifornirsi da allevamenti di galline allevate in gabbia è stata raggiunta in seguito a quella che definisce “la più grande campagna di sensibilizzazione pubblica mai realizzata” e guidata dalla Open Wing Alliance, una coalizione internazionale che lavora per il benessere di polli e galline ancora confinati negli allevamenti intensivi di tutto il mondo. “Viste le enormi dimensioni di Yum!, che controlla alcune delle catene di fast food più influenti, questo impegno avrà un impatto su milioni di galline e contribuirà a rendere l'assenza di gabbie come standard di benessere di base”, ha esultato Dane Charbeneau, campaigns manager di Animal Equality.

Prima di questo impegno globale, Taco Bell, era diventato 'cage free' al 100% in Nord America e si è impegnato a farlo in Europa. Ora Yum! ha approvato una politica senza gabbie per gli Stati Uniti, l'Europa occidentale e altri mercati principali. La nuova politica globale impegna l'azienda a rifornirsi al 100% di uova e ovoprodotti senza gabbie in più di 150 paesi e regioni. Per raggiungere questo risultato gli attivisti di 77 importanti organizzazioni per la protezione degli animali in 63 Paesi avevano unito le forze per chiedere un cambiamento concreto alla multinazionale. La campagna pubblica che ha portato alla decisione del gruppo ha visto migliaia di attivisti da tutto il mondo prendere parte ad azioni digitali di grande impatto per convincere l'azienda. Proteste sono state realizzate anche fra Italia, Serbia, Nigeria, Taiwan e oltre.

La domanda dei consumatori di uova cage-free continua a crescere, e altre aziende globali leader del settore stanno abbandonando l'uso delle gabbie. Impegni internazionali sono stati presi da alcune delle più grandi aziende del mondo, tra cui Unilever, Nestlé, Aldi, Restaurant Group International, InterContinental Hotels, Sodexo, Mondelez, Compass Group, Shake Shack, Famous Brands, Costa Coffee e Barilla.

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