Il boom del latte fieno: quando la tradizione diventa business

Grande successo del “nuovo” prodotto, che in realtà è un ritorno al passato: stop ai mangimi industriali, i bovini si nutrono di erba. Anche se rendono meno

Il sapore del latte di una volta torna nei nostri supermercati con il latte fieno. I consumatori più attenti avranno già notato questa novità nel banco frigo, anche se di “nuovo” c’è ben poco. Si tratta di un ritorno all’allevamento degli animali come si faceva una volta: nutrendo di erba gli erbivori. Sembrerebbe un’ovvietà, se non fosse che dagli anni ’60 in poi i nostri bovini hanno smesso di pascolare i prati per cibarsi di soli mangimi industriali. Trasformando così anche il sapore del latte che producono, privandolo di ogni tipo di sfumatura erbacea. 

Di fresco e naturale nella dieta dei bovini cresciuti in allevamenti intensivi è rimasto poco o niente. Il loro fabbisogno nutritivo è piegato a ragioni di profitto e massimizzazione del prodotto che spingono gli allevatori ad alimentare le vacche con miscele di mais e soia, spesso provenienti da coltivazioni modificate geneticamente, e foraggio insilato, cioè fermentato. 

Il regolamento Ue

Al latte standard, proveniente dagli allevamenti intensivi, si è affiancato pochi mesi fa il latte fieno, disponibile nei supermercati grazie alle nuove regole che ne tutelano la commercializzazione. Un regolamento dell’Unione europea del 2016 prevede infatti una stretta disciplina di produzione, che ha consentito ai venditori di usare la denominazione “latte fieno” come specialità tradizionale e garantita. Il regolamento ribadisce che gli animali non debbano essere alimentati con prodotti fermentati, ma solo con erba nel “periodo di foraggio fresco” e con fieno, paglia e pula durante il resto dell’anno. Inoltre, i bovini devono avere la possibilità di pascolare all’aria aperta, oltre che disporre di uno spazio interno consono alla loro stazza. 

Gli omega 3

Oltre ad avere un sapore più ricco ed erbaceo, il latte fieno contiene micronutrienti utili alla nostra dieta come gli omega 3 in misura doppia rispetto al latte prodotto da animali nutriti con insilati. Il latte fieno ha inoltre una bassa carica batterica, che ne rende consigliabile l’uso anche per le produzioni casearie a crudo.

Il problema della resa

Le proprietà nutritive e i sapori tradizionali devono però fare i conti con una resa di produzione lattiera degli animali allevati secondo i metodi previsti dal regolamento all’incirca dimezzata rispetto alle vacche in allevamento intensivo. Il prezzo più alto rispetto al latte standard è dunque dovuto alle tecniche di produzione che non possono andare di pari passo con le logiche dei prezzi al ribasso praticate nel settore alimentare della grande distribuzione.

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Il regolamento cita il lungo percorso storico del latte fieno dalle origini della produzione lattiera nel V secolo a.C. arrivando ai giorni nostri, grazie a coraggiosi gruppi di produttori, alcuni dei quali hanno integrato la gestione delle loro aziende con criteri biologici ed ecologici a partire dagli anni ’80. Il riconoscimento europeo consente ora l’apertura di nuove frontiere commerciali. 

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