Col No Deal la strage inutile degli agnelli: due milioni andrebbero sprecati

Il rischio che vengano imposte tariffe alla frontiera spaventa gli allevatori britannici che potrebbero perdere il loro principale mercato di esportazione causando anche sprechi di animali già uccisi

I tempi per il raggiungimento di un accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito sono sempre più stretti e il rischio di No Deal sempre più alto. Tra i più preoccupati ci sono gli allevatori britannici, con molte attività che potrebbero addirittura chiudere se verranno imposte tariffe alle dogane. Come ricorda il Guardian l'82% delle esportazioni annuali di carne bovina britannica sono inviate in Ue, insieme a circa il 78% dei prodotti lattiero-caseari non consumati nel Paese e addirittura il 90% di tutte le esportazioni di carne di agnello e di altre carni ovine. Con la Brexit che diventerà effettiva il prossimo primo gennaio alcune stime affermano che ben 2 milioni di carcasse di agnello potrebbero andare sprecate.

Questo perché secondo i calcoli del Country Land and Business Assocation se le esportazioni dovessero rimanere allo stesso livello dell'anno scorso, ma verranno imposte tariffe alla frontiera, circa 3 milioni di carcasse di agnello normalmente destinate all'esportazione nell'Ue non troverebbero un mercato lì, e non tutte riuscirebbero a essere ricollocate in tempo nel mercato interno del Paese, al massimo solo un milione, anche perché la tenera carne di agnello è ritenuta in Europa una prelibatezza mente i britannici preferiscono altri tipi di carne. Inoltre la loro sovrabbondanza farebbe crollare i prezzi mettendo in difficoltà il settore.

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"Se l'Ue impone tariffe, molti agricoltori non avranno più clienti per i loro prodotti e le loro attività potrebbero facilmente fallire”, ha denunciato Sarah Hendry, direttrice generale del CLA, che rappresenta 30mila proprietari terrieri e aziende rurali del Regno Unito. "Molti agricoltori sono sotto una pressione enorme. Hanno alimentato la nazione durante il lockdown e ora stanno riadattando la loro attività per una nuova vita al di fuori della politica agricola comune. Ma molti dovranno affrontare il crollo completo del loro mercato", ha aggiunto, chiedendo al governo di mettere in campo un supporto finanziario adeguato.

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