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Giovedì, 26 Maggio 2022
Filiera

In dieci anni abbattute oltre 140 mila bufale con la brucellosi, gli allevatori: "Vacciniamole"

L'uccisione viene disposta perché la malattia è trasmissibile agli uomini, ma i produttori denunciano: già 300 aziende hanno dovuto chiudere

Trattori in piazza e sciopero della fame. Questi gli ultimi strumenti di protesta adottati dagli allevatori casertani contro l'abbattimento delle bufale a causa di (presunta) brucellosi o tubercolosi. Una trentina di mezzi si sono ritrovati domenica di fronte agli uffici delle Asl di Caserta, a sostegno di due allevatori (Peppe e Adriano) che una decina di giorni fa hanno iniziato lo sciopero della fame. Tra le richieste anche quella di iniziare una campagna di vaccinazione degli animali. La battaglia va avanti da mesi. Al centro delle polemiche, la convinzione degli allevatori che gli abbattimenti di bufale non siano determinate per proteggere dalla brucellosi bufalina ma siano dettati dagli interessi dell'industria della macellazione. "Gli abbattimenti indiscriminati da parte della Regione Campania di 140mila bufale campane in dieci anni, delle quali solo l'1,4% è risultata affetta da brucellosi, ha provocato la chiusura di 300 aziende bufaline nel casertano con tantissimi posti di lavoro persi”, ha dichiarato Gianni Fabbris, portavoce del coordinamento che riunisce alcune associazioni del settore, tra cui Altra Agricoltura, Agricepi e Cna.

La brucellosi bufalina è una malattia presente in tutto il mondo, ma prevalentemente in alcune zone, tra cui il Mediterraneo. È obbligatorio denunciare i casi negli allevamenti per tutelare la salute pubblica, dato che il virus è trasmissibile anche agli esseri umani che entrano in contatto con gli animali, o per via alimentare ingerendo latte non pastorizzato e formaggi freschi delle bufale infette. Negli ultimi anni, la Regione campania ha ordinato l'abbattimento di centinaia di migliaia di capi, considerandola una vera e propria epidemia. Sulla reale diffusione della malattia gli allevatori sollevano da tempo dubbi. La brucellosi colpirebbe solo bufale femmine che producono latte dopo aver partorito, ma secondo alcune testimonianze, le task force dell'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno hanno mandato al macello sia bufali maschi che giovenche che non avevano mai partorito. Si trattava quindi di situazioni di falsi positivi.

L'altra malattia che sta determinando l'invio al macello è la tubercolosi, trasmissibile alle persone al pari della brucellosi. Anche in questo caso, molte bufale inviate al macello perché reputate infette, risultavano negative ai test eseguiti dopo l'abbattimento. Nel mirino ci sono le modalità per individuare i capi infetti di tubercolosi, che viene tracciata con il test Bovigam, il quale non è validato per la bufala mediterranea, come ammette la stessa casa produttrice. L'altro punto oscuro della vicenda riguarda coloro che si avvantaggiano della macellazione. Come aveva evidenziato un'inchiesta di Fanpage, gli animali destinati all’abbattimento invece di essere inviati ai macelli della provincia di Caserta (ben tre), come prevede la legge, vengono trasferiti ad un impianto a Flumeri, in provincia di Avellino, distante cento chilometri. Si tratta del macello Real Beef di proprietà di Cremonini, colosso della trasformazione della carne. Indirizzando tutte le bufale verso il grande stabilimento di Flumeri, gli stessi macelli locali lamentano di subire un danno.

Il presidio chiede risposte in particolare alla Regione, accusata di favorire l'industria della carne, anziché sostenere allevatori e caseifici, che valorizzano il territorio tramite il lavoro artigianale. Gli allevatori casertani con il proprio latte producono da soli il 60% della mozzarella Dop, cui seguono quelli salernitani. “Mentre i capi vengono abbattuti, il business dei prodotti con latte di bufala è continuato a crescere. Come mai? C’è il rischio che prodotti che sfruttano il buon nome e il marchio Dop della mozzarella di bufala campana contengano in realtà latte straniero? “, ha commentato l'eurodeputata dei Verdi Rosa D'Amato, chiedendo un'inchiesta della Commissione europea. La proposta degli organizzatori del presidio, sottoposta sia al ministero dell'agricoltura che a quello della salute, è la vaccinazione delle bufale. Solo poche settimane fa, la Francia ha disposto questo strumento preventivo per i volatili a fronte del diffondersi dell'influenza aviaria negli allevamenti di pollame ed anatre in Europa. L'obiettivo è proprio quello di prevenire gli abbattimenti di massa. Una scelta che però non riscontra favore unanime nel contesto europeo, dove in diversi Paesi lo strumento della vaccinazione non è considerato idoneo ad arginare le epidemie nel settore zootecnico.

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