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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Piatto nazionale

La guerra in Ucraina mette a rischio un terzo dei negozi di fish&chips del Regno Unito

Scarseggiano il merluzzo, importato da Mosca, e l'olio di girasole, proveniente da Kiev. Il governo di Boris Johnson ipotizza un embargo di pesce bianco dalla Russia, ma il settore verrebbe travolto

Un terzo dei negozi di fish & chips potrebbe chiudere a causa della carenza di ingredienti essenziali quali il merluzzo, l'eglefino (un pesce atlantico) e l'olio di girasole. A trascinare in questa situazione il Regno Unito sono le ricadute sui mercati alimentari connesse alla guerra in Ucraina. L'allarme è stato lanciato dal ministro dell'industria, ma le informazioni provengono direttamente dalla Federazione Nazionale dei Friggitori di Pesce (Nfff), la quale sostiene che il conflitto sta ostacolando le forniture, al punto da far rischiare la chiusura dei negozi che preparano il piatto simbolo della Gran Bretagna.

Da un lato, la carenza riguarda l'eglefino e soprattutto il merluzzo, di cui la Russia è leader mondiale nelle esportazioni. Da Mosca arriva inoltre il fertilizzante per le patate, altro ingrediente del piatto. D'altra parte, a scarseggiare è anche l'olio di girasole, utilizzato per frittura e proveniente in vaste quantità dall'Ucraina, dove gran parte dei prodotti alimentari sono bloccati nei porti del Mar Nero, occupati o comunque incapaci di funzionare a causa degli attacchi sferrati dall'esercito russo. Nel 2020, la Gran Bretagna ha importato dalla Russia un terzo di tutto il pesce bianco per un valore di 200 milioni di sterline. Il Guardian ha calcolato che il Paese governato da Vladimir Putin rappresenta il 45% dell'offerta globale di pesce bianco, mentre, secondo un rapporto del 2020 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, Mosca è il quinto produttore di pesce selvatico al mondo. Questo grazie all'incessante lavoro dei pescherecci nel Mare di Barents.

L'Ucraina forniva invece circa la metà dell'olio di girasole utilizzato in Uk, ma le forniture da Kiev sono state totalmente interrotte. Come svela il Times, questa situazione ha generato un effetto a catena, per cui si è verificato un importante aumento di prezzo sia dell'olio di palma che di colza. Già a marzo, il governo di Boris Johnson aveva dichiarato che avrebbe imposto una tariffa del 35% su tutte le importazioni di pesce bianco russo. Un portavoce del Dipartimento per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali ha dichiarato al quotidiano britannico che la decisione sarebbe stata presa "con riserva di ulteriori lavori sulle implicazioni specifiche per il settore", dove le preoccupazioni sono già altissime. "Non ho mai visto nulla di simile. Settimana dopo settimana vedo chiudere negozi ed è una situazione davvero triste", ha dichiarato a Sky News James Lipscombe, proprietario di 40 negozi di fish&chips in tutto il Paese.

Andrew Crook, presidente della Nfff, ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un'azione [da parte dei ministri] prima che vengano fatti danni a lungo termine che non possono essere riparati. Non vogliamo elemosine. Siamo un'industria orgogliosa, ma molte aziende andranno in crisi e abbiamo bisogno di una strategia a lungo termine per farcela". Per ora, un portavoce del governo ha dichiarato che si continuerà a comunicare con i rappresentanti del settore, ma nessuna misura precisa è stata adottata rispetto alle pressioni sofferte dai produttori. A marzo Crook aveva svelato al MailOnline di temere che la situazione potrebbe peggiorare di gran lunga tra cinque anni, con effetti "devastante" su tutto il comparto, soprattutto a causa della forte dipendenza dalla Russia. Nel caso di un vero e proprio embargo sulle esportazioni di pesce bianco russo, avverte Crook, i prezzi salirebbero alle stelle con ripercussioni gravi e difficilmente riparabili nel breve termine. Dopo la Brexit, i britannici dovrebbe affrontare anche un cambiamento radicale nel più classico dei loro (già esigui) menù.

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