Brexit, Confagricoltura: “Bene Conte su tagli alla Pac e tutela del Made in Italy”

Il premier ha promesso battaglia contro le riduzioni dei contributi al settore. Gli imprenditori: “Le aziende italiane hanno bisogno di tutele, non possono pagare il conto del divorzio con il Regno Unito”

Foto EU Council

Il premier Giuseppe Conte fa bene a battersi per evitare i taglia alla Politica agricola comune, che potrebbero essere decisi in conseguenza della Brexit, e quindi della riduzione del bilancio comunitario dovuto all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. I rappresentanti di Confagricoltura hanno incoraggiato Conte a mantenere la linea della fermezza, dopo che il premier alla vigilia del Consiglio europeo in corso a Bruxelles ha escluso un suo ok ai tagli Pac.

“Esprimiamo il nostro pieno sostegno alle posizioni del presidente del Consiglio” dichiara il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Le imprese agricole italiane hanno bisogno di una forte tutela, di fronte alle prossime scadenze in ambito europeo”, prosegue Giansanti, che ricorda la lettera con cui il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha avvertito i capi di Governo di prepararsi allo scenario più difficile, quello dell’uscita del Regno Unito dall’Ue senza un accordo. “Di fatto — spiega il presidente di Confagricoltura —l’Esecutivo di Bruxelles aveva proposto di far pagare al mondo agricolo il costo del recesso del Regno Unito che ammonta a circa 14 miliardi di euro l’anno”. Giansanti sottolinea che per lui è dunque fondamentale “il messaggio lanciato dal presidente Conte, secondo il quale l’Italia non accetterà le riduzioni del bilancio agricolo proposte dalla Commissione Ue per i prossimi anni”.

Confagricoltura ringrazia il premier anche “per aver accolto le nostre ripetute segnalazioni a difesa delle indicazioni geografiche dei prodotti agroalimentari, che rischiano di perdere, dopo la Brexit, il riconoscimento e la tutela sul mercato britannico”.  “Quella che si sta giocando è una partita di fondamentale importanza per il sistema agroalimentare italiano—conclude Giansanti—visto che le indicazioni geografiche e le denominazioni di qualità incidono per oltre un terzo sul totale delle vendite nel Regno Unito, che ammontano a 3,5 miliardi di euro”.

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