Industria dello champagne in ginocchio: "Crisi peggio della Grande Depressione"

In Francia le vendite sono crollate del 70% a causa della pandemia. Un comitato di crisi deciderà se distruggere le uve in eccesso o usarle per produrre disinfettante per le mani

Foto Ansa EPA/ETIENNE LAURENT

Di certo il 2020 non è stato un anno in cui c'è stato molto da festeggiare. Con il lockdown seguito alla pandemia di coronavirus non si contano i matrimonio e le celebrazioni annullate e con loro tutte le feste nei locali e ristoranti. E a sentirne le conseguenze è stata anche una delle bevande simbolo delle celebrazioni, soprattutto in Francia: lo champagne.

I produttori della regione orientale del Paese, in cui ha origine il celebre vino, dichiarano di aver perso 1,7 miliardi di euro di vendite quest'anno a causa della pandemia e a maggio le vendite sono crollate del 70%. "Stiamo attraversando una crisi che riteniamo addirittura peggiore della Grande Depressione", ha dichiarato un leader del settore alla Associated Press la scorsa settimana. Come racconta la Bbc ora con decine di milioni di bottiglie che potrebbero andare sprecate e enormi quantità di uva pronte per essere raccolte, un incontro di crisi è stato convocato per il 18 agosto. Il Comitato dello Champagne, che rappresenta oltre 16mila viticoltori, deciderà se distruggere l'uva in eccesso o inviarli alle distillerie per produrre disinfettante per le mani.

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La situazione ha, ovviamente, portato a una certa tensione nel settore. Un produttore ha detto a Euronews che la prospettiva dell'uva famosa utilizzata per produrre disinfettante per le mani era "un insulto alla natura". E c'è anche una spaccatura segnalata su quanto champagne dovrebbe essere imbottigliato quest'anno, con i produttori che chiedono una forte riduzione a causa del calo delle vendite. I coltivatori, d'altra parte, affermano che ciò comporterebbe un grosso colpo alle loro entrate.

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