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La ricetta di Slow Food per la Fase 2: puntiamo su agricoltura e ristorazione di qualità

L'appello dell'associazione sottoscritto da 2.500 cuochi, contadini, allevatori e artigiani: “Il vecchio sistema produttivo e di sviluppo è all'origine di questa crisi”

Se l'Italia vuole risollevarsi dopo la catastrofe della pandemia di coronavirus deve puntare su strategie di produzione diverse da quelle del passato, soprattutto nell'agroalimentare. Deve sostenere l'agricoltura e la ristorazione di qualità.

L'appello

È l'appello lanciato da Slow Food alle istituzioni e già sottoscritto da 2.500 persone tra cuochi, contadini, allevatori, artigiani e semplici cittadini. "Non si può ripartire con il sistema produttivo e di sviluppo di prima perché proprio quel sistema è all'origine di questa crisi. Ci vuole un radicale cambio di paradigmi, e l'agricoltura, i sistemi alimentari, possono davvero costituire un perfetto punto di partenza, utile anche a ispirare altri settori”, afferma l'appello, sottolineando come “nel settore agroalimentare, ma non solo, una possibile soluzione è fare rete: dal campo al ristorante". Ed è stata proprio la rete dei 540 cuochi dell'Alleanza, uno dei più importanti progetti di Slow Food, a lanciare l'idea.

Diffondere piacere e bellezza

"Grazie alla nostra cucina abbiamo diffuso conoscenza, bellezza, piacere. Abbiamo raccontato territori e culture locali. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro quotidiano di contadini, allevatori, casari, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali. Oggi siamo in crisi, e con noi lo sono i nostri produttori, una parte dei quali faticava già prima a reggere la concorrenza dell'agroindustria e le logiche del mercato e della distribuzione", affermano.

Le produzioni di qualità

E non bisogna dimenticare, sottolinea Slow Food, che "la parte migliore dell'agricoltura di questo Paese dipende fortemente dalla ristorazione di qualità”, e proprio perché in particolare in questo settore non si sa ancora bene cosa accadrà alla riapertura, proprio da alcuni esponenti di questo comparto “arriva la richiesta forte di maggiore attenzione a tutto il settore agricolo e alimentare, consapevoli che oltre ai ristoratori e al loro personale, sta andando in crisi anche tutto un mondo di produttori virtuosi di piccola scala”.

Le proposte

Tra le iniziative concrete che si chiedono, l'estensione del credito di imposta, già previsto per alcune spese legate all'emergenza Covid-19, agli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali (dove per locale si intende la dimensione regionale), in una misura pari almeno al 20%, da aumentare al 30% nel caso in cui queste aziende pratichino un'agricoltura biologica, biodinamica, o siano localizzate in aree marginali, disagiate e di particolare valore ambientale del Paese.

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