"No all'indicazione d'origine in cibi e bevande", l'appello dei big Ue dell'agroalimentare

FoodDrinkEurope, lobby che riunisce i giganti dell'industria del settore, si schiera contro la proliferazione di schemi nazionali di etichettatura. E chiede che la Pac resisti alle "tentazioni sovraniste"

La sede di Unilever a Rotterdam

No ai "semafori alimentari" che Paesi come l'Italia contestano perché lesivi di pezzi forti del nostro made in come olio e parmiggiano. Ma anche no alle etichette d'origine sui prodotti come invece chiedono larghi pezzi della filiera agroalimentare italiana. A schierarsi contro il proliferare di schemi di etichettatura nazionli in Europa sono le multinazionali del settore, riunite nella lobby FoodDrinkEurope: da Nestlè a Ferrero, passando per Unilever e Coca Cola. 

In un documento presentato oggi, in cui si fissano le priorità dell'industria agroalimentare per il futuro della Politica agricola comune dell'Ue, FoodDrinkEurope punta il dito anche contro la ri-nazionalizzazione degli aiuti diretti della Pac. Il documento incoraggia i legislatori a dare maggiore risalto al settore alimentare anche nell'architettura delle istituzioni, con la creazione di una direzione generale per l'alimentazione nella Commissione europea e un intergruppo dedicato all'alimentazione nel Parlamento europeo.

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Nel documento, la lobby esprime anche il proprio impegno verso la nuova direttiva sulle pratiche sleali e chiede all'Ue maggiori sforzi di investimento in innovazione e contrasto al cambiamento climatico. FoodDrinkEurope ricorda anche i numeri del settore: 4,8 milioni di lavoratori impiegati nell'Ue per un giro d'affari di 881 miliardi. 

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