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Mercoledì, 30 Novembre 2022
L'analisi

Il piano dell'Ue sui fertilizzanti aiuta (soprattutto) l'agroindustria

Bruxelles autorizza sostegni diretti ai produttori di concimi chimici con fondi pubblici. Una soluzione che scontenta sia gli agricoltori che gli ambientalisti

Non soddisfa nessuno, potrebbe aggravare la crisi alimentare e rischia di alterare ulteriormente il mercato dell'Unione europea. Questo il primo bilancio sulla comunicazione riguardante i concimi chimici appena pubblicata dalla Commissione europea. In breve: Bruxelles autorizza i Paesi membri a sostenere l'acquisto di fertilizzanti tramite aiuti di Stato, che possono essere versati agli agricoltori o direttamente nelle casse dell'agro-industria. In un momento in cui i prezzi di questi prodotti sono aumentati fino al 149% dallo scorso anno, le lobby degli agricoltori europei reclamavano una soluzione comune, senza margini di manovra così elevati lasciati ai singoli governi. Con una mossa da equilibrista, l'esecutivo europeo sostiene il settore ma preme al tempo stesso affinché le imprese agricole riducano la dipendenza delle coltivazioni dalle sostanze chimiche. E così da un lato si finanziano con sussidi i produttori di fertilizzanti, dall'altro si chiede di liberarsene. Il malcontento è esteso.

Lobby agricole deluse

La Copa-Cogeca, che riunisce le aziende e cooperative agricole a livello europeo, ha reagito subito manifestando la sua delusione rispetto al piano. “Come nelle precedenti comunicazioni, la Commissione fornisce risposte pertinenti per il medio-lungo termine, ma semplicemente non affronta le sfide a breve termine”, lamentano in un comunicato le due organizzazioni. A fronte delle “gravi perturbazioni del mercato dei fertilizzanti”, il Copa e la Cogeca avevano suggerito di estendere la sospensione delle tariffe di importazione a tutti i fertilizzanti azotati e fosfatici. Bruxelles si è limitata invece all'urea e all'ammoniaca. Le lobby agricole chiedevano inoltre di “alleggerire la logistica dei fertilizzanti” e garantire una certa flessibilità normativa.

Nuovi esportatori

Dal punto di vista tecnico le associazioni di categoria volevano la sospensione dell'applicazione del limite di 60 milligrammi per chilo di cadmio per i fertilizzanti a base di fosfati. Questa restrizione impedisce di importare alcune tipologie di fertilizzanti dal Marocco, candidato a sostituire la Russia come fornitore. Altro capitolo disatteso riguarda i fertilizzanti cosiddetti Renure, derivati dal letame, per i quali pure vigono limiti al fine di evitare che peggiori la grave situazione di inquinamento in cui versano molte aree, soprattutto quella delle acque. Le aziende agricole chiedevano un allentamento di queste norme, ma Bruxelles per il momento ha evitato l'argomento.

Distorsioni

Altro punto che non convince le aziende agricole riguarda le modalità di versamento degli aiuti di Stato. Il tetto massimo per ogni impresa è di 250mila euro. Non si tratta però di sussidi versati direttamente dalla Commissione, ma sono gli Stati membri a decidere se sfruttare o meno questo possibile sostegno. E non è detto che tutti decidano di farlo. A questo proposito Ramon Armengol, presidente della Cogeca, ha commentato: "Nella sua comunicazione, la Commissione scarica le responsabilità sugli Stati membri attraverso gli aiuti di Stato e i piani strategici della Pac. Questo potrebbe creare distorsioni significative a seconda di come reagiranno gli Stati membri”.

Dipendenza eccessiva

Gran parte dei concimi chimici utilizzanti nell'Ue vengono importati dall'estero. Prima della guerra, Russia e Bielorussia coprivano circa il 60% del fabbisogno di fertilizzanti dell'Ue. La crisi dipende in parte dal blocco delle forniture in seguito all'invasione dell'Ucraina. Le speculazioni sui mercati internazionali hanno fatto il resto. Il commissario Janusz Wojciechowski durante la presentazione ha sottolineato l'eccessiva dipendenza dell'agricoltura europea da questi input, chiedendo alle aziende di applicarli sulle colture in modo più efficiente. Questo perché c'è un limite alla quantità di nutrienti che le colture possono assorbire: uno studio in Germania ha rilevato che solo il 61% dei fertilizzanti raggiunge le colture di grano, mentre il resto viene sprecato.

Agricoltura di precisione

Nello specifico Wojciechowski ha invitato i governi a modificare i piani strategici nazionali della Politica agricola comune per sfruttare meglio gli strumenti agro-ecologici in grado di garantire maggiore autonomia. Il politico polacco si è detto deluso che tra i 13 piani strategici nazionali già approvati, solamente 6 Stati hanno previsto l'agricoltura di precisione come eco-schema per ridurre l'uso di fertilizzanti. “Se uno Stato membro proporrà modifiche ai piani strategici, accetteremo facilmente quei cambiamenti che riducano la dipendenza dai fertilizzanti minerali” ha affermato Wojciechowski.

Vantaggi diretti

Nonostante questa presa di distanza, nel primo punto del testo adottato si classificano i fertilizzanti chimici come un “settore critico” per l'Unione europea. Questo significa che “gli Stati membri possono dare priorità all'accesso continuo e senza interruzioni al gas naturale per i produttori di fertilizzanti nei loro piani di emergenza nazionali in caso di razionamento del gas”. Spetta sempre ai governi stabilire le modalità con cui intendono attivare gli aiuti di Stato. L'opzione “rapida” potrebbe essere quella di finanziare direttamente l'industria dei fertilizzanti, in modo tale che gli agricoltori possano acquistare concimi ad un costo calmierato. I produttori potrebbero beneficiare di importi di aiuto fino a 150 milioni di euro, a condizione che soddisfino i criteri di ammissibilità. Per le imprese che ricevono aiuti di importo maggiore, la comunicazione stabilisce che questi siano vincolati agli impegni per "impostare un percorso verso la riduzione dell'impronta di carbonio dei consumi energetici e l'attuazione di misure di efficienza energetica".

Disponibilità di gas

Si prevede inoltre la possibilità per le autorità pubbliche di acquistare direttamente i fertilizzanti e offrirli a prezzi inferiori agli agricoltori. Lo Stato farebbe quindi da intermediario, versando i soldi dei contribuenti direttamente nelle casse dell'agroindustria. "I produttori avranno la garanzia di essere in grado di venderlo e gli agricoltori riceveranno fertilizzanti più economici", ha affermato Wojciechowski. Nonostante i potenziali vantaggi, neppure le aziende agrochimiche si dicono pienamente soddisfatte. Il norvegese Svein Tore Holsether, della multinazionale dei fertilizzanti Yara, ha detto che le misure proposte "non sono abbastanza chiare". Un portavoce dell'azienda ha aggiunto: "Siamo delusi che il riferimento alla disponibilità di gas per la produzione di fertilizzanti in caso di razionamento non sia più forte". Si ignora cosa accadrebbe se questa disponibilità venisse meno, dato che queste aziende necessitano di gas sia per far funzionare gli impianti che come materia prima da immettere nel ciclo produttivo.

Pacchetto regalo

Le Ong ambientaliste come l'Ufficio europeo per l'ambiente (European Environmental Bureau - Eeb) hanno definito la comunicazione "un grande regalo all'industria dei fertilizzanti". Célia Nyssens-James, esperta per il settore agricolo dell'Eeb, ha precisato che i sussidi agli agricoltori sono una "soluzione rapida e sbagliata che non risolverà il problema fondamentale della nostra dipendenza dai combustibili fossili e dalle importazioni di fertilizzanti, né le questioni ambientali legate all'uso eccessivo di fertilizzanti in Europa". Staccare la spina della dipendenza dai fertilizzanti chimici è un lavoro necessario e graduale, ma gli agricoltori hanno fretta di sapere se conviene coltivare o meno.

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