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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Il caso

"Non trasformeremo le indicazioni geografiche tipiche in marchi aziendali"

Lo assicura il responsabile dell'ufficio per la proprietà intellettuale dell'Ue, cui presto potrebbe spettare la competenza sulle etichette dell'agroalimentare. L'Italia però resta scettica

Nessuna delle caratteristiche delle indicazioni geografiche (Ig) verrà persa spostando le competenze dalla Commissione europea all'ufficio per la proprietà intellettuale (Euipo) dell'Ue. Tantomeno prevarranno elementi tipici della proprietà intellettuale. Queste le rassicurazioni offerte dal direttore dell'ufficio in questione un'intervista al portale Euractiv. Si tratta di una risposta indiretta agli attacchi ricevuti in questi mesi. Da quando Bruxelles ha proposto questa modifica di competenze, spettate finora dalla Direzione generale Agricoltura, un nugolo di critiche si è sollevato. Molte provenienti dall'Italia.

Mea culpa

Diversi Paesi ed attori del settore avrebbero preferito preservare la situazione attuale, dove nel tempo si erano consolidati determinati rapporti di fiducia e meccanismi ben oliati. Il maggiore coinvolgimento dell'Euipo nella gestione delle indicazioni geografiche desta invece non poche preoccupazioni. In particolare, il timore principale è l'allontanamento da un sistema incentrato sui collegamenti con le regioni geografiche europee a vantaggio invece di un "approccio al marchio".

Le resistenze derivano dal fatto che l'Euipo finora è stato impegnato principalmente nella registrazione di marchi e disegni. "Una sorta di mea culpa deve essere fatto da noi e dalla Commissione poiché all'inizio probabilmente non siamo stati abbastanza ambiziosi nel pubblicizzare ciò che facciamo e come lo facciamo", ha ammesso Christian Archambeau, direttore esecutivo dell'Euipo. Il riferimento è al sistema GIview, una banca dati online gratuita che aggrega tutti i registri delle indicazioni geografiche alla quale l'ufficio per la proprità intellettuale collabora sin dal 2018. Il direttore, oltre all'esame delle domande, rivendica competenze e conoscenze acquisite dai funzionari dell'Euipo in questi anni, inclusa l'espansione delle Indicazioni geografiche fuori dai confini dell'Ue.

Esami tecnici più rapidi

Archambeau attribuisce all'ufficio da lui diretto anche il merito di aver accelerato l'esame tecnico di parte dell'applicazione, che ora richiede solo quattro settimane. Il numero di candidature pervenute in questi anni è stato in perenne crescita, mentre la Dg Agri disporrebbe di risorse umane limitate rispetto alle attuali esigenze. "L'unica differenza evidente rispetto al periodo precedente è che l'arretrato di domande che era presente è scomparso", ha affermato il direttore, aggiungendo che solo nel 2% dei casi finora i funzionari responsabili per la Dg Agricoltura hanno sollevato commenti o richiesto modifiche specifiche rispetto al lavoro effettuato dzgli specialisti della proprietà intellettuale.

L'esternalizzazione delle competenze sarebbe stata solo benefica, secondo il responsabile. Con la riforma Bruxelles mira innanzitutto a riconoscere su una base giuridica adeguata la cooperazione informale instaurata con l'Euipo. La parte tecnica, relativa all'esame delle domande, alla registrazione e alla promozione, spetterebbe dunque all'ufficio per la proprietà intellettuale, mentre la gestione “politica”, ad esempio relativa ai sussidi e ai fondi per la promozione resterebbe nelle mani della Commissione. Archambeau nega dunque vi siano altre ambizioni oltre a quello di rafforzare la procedura di registrazione e la difesa dei diritti di proprietà intellettuale.

Approccio aziendale

I produttori restano guardinghi. L'approccio basato sul marchio, di stampo individuale ed industriale, non potrebbe soddisfare l'esigenza di riconoscere diritti collettivi, connessi ads un luogo determinato e ai saperi consolidatisi nel tempo in quel territorio. Un approccio di tipo “aziendale” risulterebbe incompatibile con la protezione delle origini di un cibo o piatto o la lavorazione di un alimento. "Le indicazioni geografiche rimarranno un diritto collettivo", ha ribadito il capo dell'Euipo, provando a placare le acque a proposito di una differenza reputata cruciale dalle comunità di produttori.

Archambeau assicura che l'ufficio, che ha 25 funzionari appositamente formati, rifiuta o limita regolarmente le domande di marchio quando ci sono incompatibilità con diritti di indicazioni geografiche riconosciute in precedenza anteriori. Cosa succederà però quando l'ufficio avrà una competenza esclusiva in materia? L'approccio sarà il medesimo o l'orientamento al marchio faciliterà i processi avviati da aziende per ottenere diritti esclusivi?

Contraffazioni nel mirino

L'Euipo potrebbe contribuire anche nella protezione contro i prodotti contraffatti, spesso venduti online e che creano gravi danni agli alimenti tipici conservati con cura dalle comunità locali. Le opportunità offerte dal marketing online, che hanno aiutato molte aziende a sopravvivere durante la pandemia, viene sfruttato ampiamente da truffatori, che inseriscono prodotti contraffatti su Amazon ed Alibaba. "Una delle cose più importanti è sapere se un prodotto online è autentico o meno", ha spiegato Archambeau.

A supportare le indagini potrebbe essere la creazione di un registro trasparente dei diritti riconosciuti, con informazioni sul produttore e quali sono le caratteristiche dell'alimento. Al momento gli Stati membri hanno davanti due possibilità, prospettate dall'esecutivo europeo: una in cui l'Euipo avrà solo compiti amministrativi. Un'altra in cui questo ufficio diventerebbe il referente principale, mentre la Dg Agri avrebbe compiti residuali e interverrebbe solo nei casi necessari. I rappresentanti del settore in Italia restano scettici su questo trasferimento di competenze.

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