Sabato, 25 Settembre 2021
Filiera

“Servono etichette sul latte che indichino il tipo di allevamento”

La proposta di Legambiente e Compassion in World Farming per dare ai cittadini il potere di scegliere solo quelli che garantiscono un maggiore benessere animale

Sulle bottiglie e le confezioni del latte ci dovrebbe essere un'etichetta che indichi il tipo di allevamento in cui è stato prodotto, in modo di permettere ai cittadini di scegliere quale comprare. È la proposta lanciata da Compassion in World Farming (Ciwf) e Legambiente che vorrebbero che sul prodotto venisse inserita una tabella con cui identificare con facilità i diversi metodi di allevamento come, per esempio biologico, al pascolo, a stabulazione libera o a stabulazione fissa, cioè con le vacche legate. Per le associazioni l'etichetta dovrebbe essere volontaria, univoca e nazionale, con la finalità di rendere i consumatori protagonisti della transizione verso sistemi di allevamento più sostenibili.

Etichette fuorvianti

Secondo gli ambientalisti attualmente le etichette presenti sul mercato possono essere anche molto fuorvianti: claim che si riferiscono a 'verdi pascoli', così come etichette e certificazioni disomogenee e confondenti sul benessere animale, oltre ad aumentare il rischio di veicolare informazioni poco chiare, rendono impossibile al consumatore districarsi e, soprattutto, fare scelte di acquisto coerenti con i propri desiderata.

La necessità dell'etichettatura

L'etichettatura presentata oggi, che descrive i diversi sistemi di allevamento delle vacche da latte, sottolinea l'importanza della dismissione dei sistemi alla posta, dove le vacche possono trascorrere anche tutta la propria vita legate, e dell'accesso al pascolo, che consente alle vacche di esprimere comportamenti naturali propri dei ruminanti. ''La conoscenza dell'etogramma di una specie allevata, cioè dell'insieme dei comportamenti naturali manifestati dalla specie è parte sostanziale nella messa a punto di indicatori e di sistemi di valutazione del benessere animale e, in questo, il metodo di allevamento è precondizione essenziale per poter valutare le oggettive possibilità di benessere degli animali allevati'', ha dichiarato Dario Buffoli, medico veterinario esperto in etologia e benessere animale.

I fondi Pac e Next Generation Eu

Un'etichettatura secondo il metodo di allevamento rappresenterebbe, inoltre, un utile strumento per indirizzare i fondi del Next Generation Eu e della prossima Politica Agricola Comune, a sostegno degli allevatori, per valorizzare coloro che già si impegnano ben al di sopra dei limiti di legge e per sostenere la transizione a sistemi più rispettosi del benessere animale. Secondo Ciwf e Legambiente, i fondi che potevano essere indirizzati a favore del benessere animale, nella scorsa Pac sono stati sottoutilizzati. ''Le amministrazioni dovrebbero essere messe in grado di sviluppare una strategia che metta a sistema le diverse opportunità offerte dalla Pac al fine di creare un percorso di lungo periodo che preveda investimenti successivi al fine di un miglioramento del benessere degli animali”, ha sostenuto Federica di Leonardo di Ciwf, secondo cui “sarebbe inaccettabile utilizzare ancora una volta i fondi Pac per finanziare lo status quo, cioè i sistemi di allevamento intensivi, la cui insostenibilità è stata ormai ampiamente acclarata. Si tratterebbe di un'operazione in piena contraddizione con il Green Deal Europeo''.

Il sottocosto non è guadagno

Per Antonino Morabito, responsabile Benessere animale di Legambiente, ''sempre più cittadini sono consapevoli che il sottocosto, ossia quello che non si paga 'al bancone', lo paghiamo comunque, anche maggiorato e con soldi delle tasse, in danni alla salute e all'ambiente”, per questo “i fondi in arrivo con il Next Generation Eu dovranno sostenere le diverse fasi della filiera dei prodotti di origine animale puntando efficacemente alla crescita della sostenibilità e del benessere animale".

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