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Domenica, 29 Maggio 2022
L'inchiesta

In Spagna aumentano i macro-allevamenti di maiali, per produrne 53 milioni all'anno

Sono quelli che inquinano di più. Suini costretti ad ingrassare cinque chili a settimana, mentre le scrofe che partoriscono sono abbattute dopo appena tre anni

Mentre l'Ue chiede di ridurre la produzione di bestiame destinato alla macellazione, in Spagna sono in aumento gli allevamenti di maiali in strutture super-intensive, luoghi ben lontani dall'idea comune di fattoria, i cui processi produttivi solitamente ledono il benessere animale e generano gravi problemi ambientali a causa della grande mole di rifiuti generati. Come denuncia un'inchiesta del quotidiano El Pais, i liquami sono riversati nei terreni e nelle acque circostanti, provocando difficoltà di smaltimento e possibili danni duraturi nel tempo.

Spazi microscopici

Il giornale spagnolo descrive con dovizia di particolari il sistema in cui sono inserite le bestie, caratterizzato da spazi ridottissimi e da un ciclo di vita ridotto ai minimi termini. Le scrofa da riproduzione è confinata in un recinto di gestazione individuale di appena 60 centimetri, dove viene inseminata artificialmente nel corso di quattro settimane. Del tutto immobilizzato, l'animale vive e defeca in questo spazio, producendo rifiuti che mescolano feci, urina, paglia o acqua e noti come liquami. Una scrofa ne produce circa due metri cubi all'anno. Una volta pronta, viene trasferita in un apposito recinto per il parto, in cui dà vita dai 10 ai 12 suinetti per cucciolata. Il tempo in cui i maialini restano con la madre è di appena cinque settimane, fino allo svezzamento. Questo ciclo si ripete circa due volte l'anno. Il piccolo nucleo familiare produce circa sei metri cubi di liquame all'anno, mentre un allevamento genera nel complesso sulle 60 tonnellate di liquame all'anno.

Ingrassati a tempi record 

Una volta separati dalla madre, i maialini sono spostati in un altro recinto e ingrassati fino a raggiungere un peso di 120 chili. Questo un processo dura appena sei mesi. Un tempo ridotto al minimo indispensabile per riuscire a raggiungere questo peso, ritenuto idoneo per la macellazione. La scrofa che ha partorito viene invece abbattuta dopo soli tre anni. Un periodo più esteso, ma comunque minimo, considerato che in condizioni di libertà l'aspettativa di vita di un maiale è di circa 15 anni. Il ritmo in questi “cantieri” del cibo è incessante. Ingrassati con mangimi industriali ricchi di proteine, i maiali crescono al ritmo di circa cinque chili a settimana. Secondo il Ministero dell'Agricoltura spagnolo, circa il 10% muoiono durante il processo.

Il liquame 

El Pais, sottolinea che non è disponibile un dato preciso sul numero di macro-allevamenti di suini in Spagna, né una definizione ufficiale che li classifichi come tali. Di certo, sono stati calcolati 3.217 allevamenti industriali attivi, che producono migliaia di suini all'anno tramite un processo intensivo di tipo industriale. Ciascuno è dotato di 2.000 posti per l'ingrasso di animali di oltre 30 chili, mentre sono oltre 750 i posti destinati alle scrofe da riproduzione. Si tratta ancora di una minoranza degli allevamenti intensivi in Spagna, ma sono anche quelli che generano più inquinanti e per questo motivo sono tenuti a dichiarare le loro emissioni. Secondo i calcoli del quotidiano, sono queste strutture a contribuire maggiormente ai 53 milioni di suini che la Spagna ogni anno destina alla macellazione, mentre sono appena tre milioni i suini presenti in allevamenti estensivi. Una catena che riversa un totale di circa 60 milioni di metri cubi di liquame all'anno, equivalente a un'area che corrisponde al centro della città di Madrid.

Le critiche del ministro

Già a gennaio il ministro del consumo Alberto Garzón aveva criticato i macro-allevamenti in un'intervista a The Guardian, suscitando un polverone in patria e critiche da parte del suo stesso governo, dato che il consumo di carne è molto presente da anni nel quotidiano dei menù degli spagnoli, sia in casa che ai banconi dei bar dove si ordinano le tapas. Il ministro, però, non ne fa solo una questione di quantità, ma anche di qualità, provando a valorizzare le piccole strutture agricole al posto di questi giganti del food. Il commissario europeo per l'agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha riconosciuto come un "problema" le condizioni in cui operano queste grandi aziende agricole, sostenendo di voler promuovere modelli diversi, ma gli interessi commerciali in gioco sono enormi e le acque difficili da smuovere senza volontà politiche precise. Nei Paesi Bassi, ad esempio, il governo sta sovvenzionando la chiusura volontaria degli allevamenti intensivi di suini e bovini, per avviare un piano alimentare più sostenibile per ambiente e salute dei cittadini.

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