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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cambiamenti

Maionese all'olio di soia: così cambia il nostro cibo con la siccità e la guerra in Ucraina

Nell'Ue meno mais e più semi per produrre oli vegetali, che però non bastano a compensare l'olio di girasole prima importato da Kiev. Soffre l'olio d'oliva, la cui qualità peggiora

Bisognerà forse arrendersi ed accettare che alcuni prodotti, specie quelli industriali, non saranno più “quelli di una volta", come nel caso del maionese. Uno dei cavalli di battaglia del marchio Calvé ha cambiato ricetta e, a quanto pare, il gusto. Sulle recenti confezioni appare direttamente sul vetro la scritta “con olio di soia”, ingredente che non risulta però sull'etichetta. Il nuovo elemento ha preso il posto del tradizionale olio di girasole, che caratterizzava uno dei condimenti per eccellenza delle patatine fritte e dei sandwich.

Ricette modificate

La ragione esposta dal marchio, che fa capo alla Unilever, è indicata sul sito. “A seguito dell’attuale crisi internazionale e della conseguente carenza di olio di girasole, in alcuni dei nostri prodotti potremmo essere costretti a sostituire questo olio con altri oli vegetali”, dichiara la Calvé. La soia, secondo i protocolli in vigore, dovrebbe però essere indicata come allergene. L'azienda ha specificato sempre sul proprio sito che questo cambio di ingrediente non dovrebbe porre problemi, dato che “durante il processo di raffinazione dell’olio ne vengono estratte tutte le proteine (che sono gli agenti responsabili delle reazioni immunitarie verso la soia)”. L’olio di soia impiegato, sostiene il marchio, dovrebbe essere sicuro e adatto al consumo “anche da parte di persone allergiche a tale ingrediente”.

Colture in mutamento

Il caso della maionese non è isolato. Il conflitto in Ucraina, oltre a far schizzare i prezzi sugli scaffali e soffrire i portafogli di milioni di italiani, ha modificato innanzitutto il reparto agricolo e le coltivazioni dell'intera Unione europea. È quanto si evince dal recente rapporto pubblicato dalla Commissione europea che fa un quadro sui mutamenti degli ultimi mesi nei terreni europei, a causa del conflitto e della tremenda siccità che ha colpito il continente. Una situazione che si sta progressivamente trasferendo dai suoli alla tavola. Mais e grano tenero in calo Il report riferisce di un settore agricolo forte e dove non ci sono rischi riguardo la disponibilità di cibo. I cambiamenti però sono in corso. Riguardo ai cereali, ad esempio, viene rilevato il calo più netto con il mais, che perde ben 55,5 milioni di tonnellate. Si tratta di una riduzione del 23,7% in un anno. La siccità estiva è la sua causa principale.  Più contenuta la diminuzione per il grano tenero (-2,4%), che dovrebbe comunque raggiungere 127 milioni di tonnellate. 

Successo dei semi oleosi

Situazione opposta per i semi oleosi, la cui impennata dei prezzi determinata dalla carenza di approvvigionamenti di semi di girasole dall'Ucraina ha spinto molte aziende a investire in queste colture. Nello specifico la superficie coltivata nell'Ue ha raggiunto il massimo storico con 12,2 milioni di ettari. Si tratta di un aumento del 14,6% in un anno. Ad aiutare è intervenuta anche la deroga temporanea stabilita da Bruxelles per consentire alcune colture su terreni che normalmente dovevano essere messi a riposo.

Olio d'oliva in crisi

A causa delle temperature elevate è grave invece la situazione per l'olio d'oliva, che negli Stati membri produttori diminuirà del 25% nel 2022/23, come Italia e Spagna. Unica eccezione: la Grecia. Il report fa notare che si è ridotta anche la qualità dell'olio, come è stato osservato durante la fase di molitura. Questa riduzione potrebbe essere coperta dalle scorte iniziali e da un aumento delle importazioni, per esempio dai Paesi del Maghreb, come Marocco e Tunisia. Segnali negativi provengono anche dalla frutta fresca. Si riduce la produzione a causa dell'aumento dei prezzi, che spinge a consumarne meno. Per mele e arance fresche in particolare il consumo dovrebbe scendere a 12 chili pro capite.

Latticini e carne soffrono siccità

Nell'ambito dei prodotti animali, gli allevatori sono tra quelli che sono i più colpiti dall'energia record e dai costi di input. Ciò nonostante la produzione di carne bovina dell'Ue diminuirà solo dello 0,6%, va invece peggio alla carne suina per cui si prevede un calo del 5%. ancora da capire le conseguenze concrete sui prezzi. La siccità ha colpito particolarmente le mucche da latte, che hanno sofferto maggiori stress e si sono ritrovate con una minore disponibilità e qualità dell'erba. Conseguenze: mandrie ridotte e bestiame costretto a mangiare in estate i mangimi che dovevano nutrirle quest'inverno. L'annuale raccolta di latte dovrebbe diminuire almeno dello 0,5%, ma si tratta di capire se, a causa dell'inflazione, i consumatori saranno disposti ad acquistare formaggi e latticini con la stessa generosità del passato.

I costi della trasformazione

Il report fa notare infine che i prezzi delle materie prime sono in realtà diminuiti quest'estate, a lievitare sono stati invece i costi di produzione e i prezzi al consumo, arrivati a record storici. Ad incidere dunque sono i prezzi che riguardano la filiera logistica, come ad esempio elettricità, lavorazione, imballaggio, trasporto, raffreddamento e riscaldamento. Le famiglie di ogni tipologia potrebbero quindi risparmiare orientandosi su alimenti base, da preparare a casa, anziché su cibi surgelati, confezionati o già preparati, che restano comunque i meno convenienti anche in termini di salute.

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