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Domenica, 23 Gennaio 2022
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Le mucche blu della Lettonia. Sopravvissute al comunismo, sono oggi simbolo di identità nazionale

Rischiavano l'estinzione, ma oggi sono molto ricercate. Abituate a dure condizioni di vita e a menù spartani. Hanno uno spiccato senso materno e il loro latte è più nutriente.

Una razza unica di vacca si aggira tra i pascoli della Lettonia. È la “mucca blu”, così denominata per il particolare pigmento del suo manto, che da beige si scurisce progressivamente verso le tonalità dell'azzurro e dell'ultramarino. L'era sovietica le aveva praticamente decimate, ma negli ultimi anni il loro valore simbolico e commerciale è aumentato.  

Il rischio di estinzione risale agli anni della Cortina di ferro, quando il governo comunista aveva deciso di puntare su un bestiame ordinario, capace di garantire grosse quantità di latte. A quel punto si erano diffuse altre tipologie di mandrie, più produttive rispetto alle mucche blu, che si erano ridotte così ad appena 18 esemplari. Solo negli anni '70, grazie all'opera teatrale "Zila" (Il blu) del drammaturgo Gun?rs Priede, la popolazione ha iniziato a rendersi conto del patrimonio che stavano perdendo e di quanto quella razza di vacca fosse un simbolo di identità del popolo lettone. Da quel momento, la popolazione è aumentata lentamente per arrivare a circa 1500 capi, tra purosangue e ibridi. Gli allevatori cercano di averne almeno una nella loro mandria, perché hanno uno spiccato senso materno e tendono ad allattare anche i vitelli orfani di madri appartenenti ad altre razze. Le richieste arrivano anche dal turismo, dove sono molto ricercate da chi possiede attività ricettive nelle zone rurali, essendo diventate un'attrattiva per i visitatori.

Questa tipologia così peculiare di vacca cresce soprattutto sulla costa e si adatta molto bene a condizioni di vita dure, riuscendo a cibarsi anche di rami dei cespugli e dell'erba delle dune, un foraggio considerato immangiabile dagli altri bovini. Pur producendo meno latte, circa cinquemila litri contro gli ottomila tipici di una Holstein, la qualità è maggiore, risultando più sano e nutriente, mentre la loro carne è molto scura, a causa del caratteristico pigmento della pelle. Nonostante il ripopolamento, ancora non è possibile utilizzarle a livello commerciale. Nel 2006, agricoltori, scienziati e appassionati hanno fondato un'associazione di mucche blu per salvare questa razza così caratteristica. Inoltre, il governo ha promosso sussidi mirati per i proprietari di mucche blu, ritenute oggi di grande valore grazie alle spiccate capacità di adattamento, oggi indispensabili in un'epoca di cambiamenti climatici e condizioni estreme. "La mucca blu, forte, indipendente e robusta, può stare all'aperto tutto l'anno, anche durante le gelate invernali, cosa che molte altre razze bovine non possono sopportare", dichiara all'Afp Daiga Simkevica, capo dell'associazione Blue Cow. L'ente organizza seminari per gli allevatori, tiene registri precisi per evitare la consanguineità, lavora per far crescere la loro popolazione. Nel frattempo conduce ricerche su di esse. "Non abbiamo mai visto una mucca blu prendere il virus della leucosi bovina”, afferma Simkevica, sottolineando: “In futuro, speriamo di fare un'analisi completa del Dna per identificare i geni specifici di questa razza, che potrebbero essere utili anche per tutte le altre mucche".

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