Nocciole turche e azere, l’Ue dice no all’azzeramento dei dazi chiesto dalla Germania

Festeggiano i produttori italiani, primi oppositori dell’idea di Berlino. I tedeschi avevano proposto l’apertura dei mercati in vista di una riduzione del prodotto made in Italy nel 2019/20, dovuta agli eventi climatici sfavorevoli nella penisola

Foto: commons.wikimedia.org

Pericolo scampato per il comparto delle nocciole italiane. Il comitato doganale dell’Ue ha deciso di respingere la richiesta della Germania di azzerare il dazio di importazione delle nocciole provenienti dalla Turchia e dall’Azerbaigian. La richiesta di Berlino era arrivata in seguito alle stime di produzione della stagione 2019/20, che prevedono un calo dovuto agli eventi climatici sfavorevoli che hanno colpito l’Italia negli ultimi mesi. Prendendo atto delle richieste di opposizione presentate da diverse aziende europee, di cui quattro italiane, l’Ue ha deciso di dire no ai tedeschi, preoccupati di rimanere privi di una materia prima preziosa per il comparto alimentare. 

I rivali turchi

La notizia della richiesta di Berlino era stata lanciata il 22 novembre dalla Cia-Agricoltori italiani, che denunciava la natura “puramente strumentale” delle motivazioni alla base della richiesta della Germania, che avrebbe penalizzato i fornitori italiani, principali concorrenti dei turchi sul mercato tedesco.

Le reazioni

“Vivo apprezzamento” viene ora espresso da Confagricoltura, per “l’esito dell’incontro del Comitato doganale”, il quale “ha stabilito che non verrà autorizzato nessun contingente di importazione di nocciole a dazio zero”. Alcuni operatori europei del settore, prosegue la nota, “avevano dichiarato di voler importare il prodotto da Turchia ed Azerbaigian”. 

Le paure del comparto

Se Bruxelles avesse dato l’ok all’importazione senza dazi, “avrebbe rischiato di determinare un ulteriore peggioramento della bilancia commerciale nazionale del comparto”. Secondo i dati di Confagricoltura, già nei primi nove mesi del 2019 “l’import complessivo di nocciole è aumentato rispetto allo stesso periodo dello stesso anno del 9% in quantità e di oltre il 20% in valore”.

Considerando la crescente concorrenza straniera, i rappresentanti degli agricoltori italiani ringraziano “i ministeri delle Politiche agricole e degli Affari esteri per l’impegno profuso per la risoluzione di questa problematica”.

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