La pasta ‘copia’ il vino: arriva il rating di qualità per il grano duro made in Italy

Individuati i parametri di grado proteico e peso specifico da associare all'alta filiera tricolore. Il settore va verso due classi qualitative, con un tentativo di replicare quanto fatto in ambito enologico per tutelare il prodotto finale dalla concorrenza a basso costo

Premiare la qualità e l’origine del grano duro per mettere in risalto l’eccellenza del made in Italy. La ricetta per valorizzare la pasta e le farine del Belpaese somiglia ai riconoscimenti che hanno permesso al vino italiano di non farsi battere dalla concorrenza a buon mercato degli altri Paesi. A elaborare il primo ‘rating’ del grano della Penisola è l’Università della Tuscia, con un progetto sul quale hanno scommesso anche i principali attori del settore. L’innovativo sistema Fruclass ha permesso, per la prima volta in Italia, di raccogliere e analizzare i dati qualitativi e quantitativi del grano duro stoccato in più di 40 centri dislocati in 19 diverse province, restituendo uno spaccato in tempo reale della produzione nazionale.

La lista dei firmatari del protocollo d’intesa “Filiera grano duro-pasta di Qualità”, include: Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, COMPAG, Confagricoltura, Copagri, ITALMOPA - Associazione Industriali Mugnai d’Italia e i pastai dell'Unione Italiana Food. Dall’analisi dei dati di quasi 160.000 tonnellate di grano duro è stato possibile riconoscere e premiare “coloro che tutelano e garantiscono l’approvvigionamento di materia prima nazionale di qualità”, si legge in una nota. I criteri individuati per entrare nella ‘filiera di qualità’ corrispondono ai valori di Grado Proteico (GP) del 13% o superiore e Peso Specifico (PS) pari ad almeno 78 Kg/hl.

Guardando ai numeri dei conferimenti dell’annata agraria 2019/20 si evince come il 76% del grano duro rientri nell’area della qualità individuata, a fronte del 42% raggiunto dal grano duro non commercializzato nell’ambito di contratti di filiera. “Questo risultato dà forza agli intenti del Protocollo d’intesa e impegna le organizzazioni firmatarie a promuovere azioni di filiera finalizzate a supportare lo sviluppo di modelli contrattuali innovativi”. In una videoconferenza tra i partecipanti all’intesa si è deciso di rielaborare i dati raccolti in modo da individuare parametri ancora più uniformi e andare a demarcare due classi qualitative per le quali corrispondere distinte premialità, hanno spiegato i rappresentanti della filiera grano-pasta.

“La pandemia - ha detto Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera - ha confermato l’importanza strategica della filiera grano-pasta, che a fronte di flessioni anche significative fatte registrare da altri comparti, ha saputo reggere l’urto della crisi, confermando inoltre una progressione a doppia cifra dell’export”. “Tali risultati - aggiunge l’esponente del Movimento 5 stelle - ci confermano una volta di più la necessità di puntare sulla qualità, sulla tracciabilità, sulla filiera e sull’importanza di utilizzare strumenti per conoscere tutti i dati del settore produttivo cerealicolo”. Il parlamentare ha accennato infine a una proposta di legge “per riuscire a tracciare le produzioni cerealicole e la reale capacità stoccata di cereali in Italia, similmente a quanto fatto per i registri del vino”. “Tutte queste iniziative ci renderanno più forti e più competitivi e ci aiuteranno a intervenire sulle criticità del sistema”, ha concluso Gallinella.

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