I pastori sardi sul piede di guerra per il prezzo del latte, "situazione esplosiva"

Coldiretti: “Condizioni insostenibili, si costringono aziende a chiudere”

I pastori sardi sono sul piede di guerra, stanchi di doversi confrontare con prezzi del latte troppo bassi che non gli permettono di andare avanti. La protesta si inasprisce nel giorno che vede riuniti, con la mediazione dell'assessore regionale all'Agricoltura Pierluigi Caria, associazioni dei produttori, Confindustria, cooperative, consorzi di tutela, organizzazione interprofessionale Oilos e Banco di Sardegna. "Si allarga il numero dei pastori che posta sui social il video in cui aprono i rubinetti dei refrigeratori per buttare il proprio latte, a testimonianza che la tensione nelle campagne rimane altissima", denuncia la Coldiretti Sardegna che parla di "situazione esplosiva" e "migliaia di litri di latte buttati".

Gli allevatori chiedono risposte dal mondo della trasformazione: "Il prezzo del latte pagato a 60 centesimi ai pastori è insostenibile - afferma la Coldiretti- e in questo modo si costringono le aziende a chiudere perché a questi prezzi non riescono a coprire minimamente i costi di produzione e vista la crisi non sono in grado neppure di sostenere le pecore". "La crisi è di tutti e non solo dei pastori - dichiara il presidente regionale dell'organizzazione Battista Cualbu - e per questo bisogna affrontarla tutti insieme e non scaricarla sull'anello più debole". Secondo il direttore regionale della Coldiretti, Luca Saba, "se oggi non si arriverà ad aumentare il prezzo di acconto del latte la sola strada è quella della mobilitazione che, come già annunciato, sarà dura".

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