Maiali cinesi dimezzati dalla peste suina, accordo con l’Italia per export di carne congelata

L’intesa raggiunta tra Roma e Pechino permetterà ai nostri allevatori di aumentare il volume d’affari. Asiatici in difficoltà ricorrono al Made in Italy per soddisfare la domanda interna

La domanda di carne suina in Cina potrebbe trasformarsi in una grande opportunità per allevatori e macelli italiani, che al momento forniscono a Pechino un deludente 0,01% di tutto il maiale europeo esportato ogni anno nella Repubblica popolare. Ma l’epidemia in Asia di peste suina africana, che avrebbe già sterminato la metà dei maiali cinesi, ha già causato un aumento dei prezzi e, soprattutto, una richiesta di carne oggi non più soddisfatta dagli allevatori locali.  In tale contesto arriva l’approvazione del certificato sanitario per l’esportazione in Cina di carni suine congelate e sottoprodotti della macellazione di provenienza italiana, assieme alla definizione di una prima lista di macelli italiani abilitati a esportare. Atti delle autorità doganali cinesi necessari a rendere operativo il recente accordo tra Italia e Cina che favorisce l’esportazione del suino italiano a Pechino.

L’apertura del mercato cinese è un segnale positivo per il settore suinicolo - ha commentato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - ma anche per tutta la zootecnia italiana che abbiamo fortemente voluto e che giunge proprio nel momento in cui si va inasprendo la guerra commerciale tra Usa e Cina”.   “È auspicabile ora – ha osservato il presidente della Federazione degli Allevamenti suini di Confagricoltura Claudio Canali - che venga varato rapidamente il certificato sanitario nazionale che permetterà di effettuare le prime spedizioni per la Cina”.   L’export delle carni suine fresche e congelate italiane verso la Cina, al momento, vale circa 105 mila euro. Numeri modesti se paragonati al miliardo di euro delle esportazioni europee complessive, di cui quasi l’80% sono concentrate in quattro Paesi della Ue.

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