Giovedì, 21 Ottobre 2021
Filiera

Stop al trucco dell'Ucraina per aumentare le esportazioni di pollo verso l'Ue

Kiev ha inventato il taglio petto e ala per sfuggire ai dazi sui pezzi pregiati ma ora Bruxelles intende modificare il regolamento. Coldiretti: “Concorrenza sleale con gli allevatori locali”

Il diavolo è nei dettagli, si è soliti dire. E a quanto pare sfruttando i dettagli l'Ucraina sta riuscendo a violare le regole sulle esportazioni di pollo verso gli Stati membri dell'Ue. Bruxelles e Kiev hanno però adesso raggiunto "un accordo di principio" per modificare l'accordo di libero scambio "in linea con le direttive di negoziato emanate dal Consiglio". Lo ha spiegato un portavoce della Commissione europea, in riferimento alle polemiche e alle interrogazioni parlamentari sulle importazioni 'fuori quota' dall'Ucraina, i cui esportatori hanno inventato il taglio 'petto con ala' per aggirare i limiti agli scambi fissati dall'accordo tra Bruxelles e Kiev sui tagli pregiati di pollo (tipo il petto).

Questo taglio viene infatti classificato come pollame generico che passa i confini dell'Unione a tariffa zero per poi essere preparato e venduto come petto in ristoranti, mense e in altri canali industriali dove non c'è la possibilità per il consumatore finale di verificare l'origine o l'etichetta. La Commissione, ha concluso il portavoce, “è fiduciosa che la modifica limiterà il flusso di prodotti avicoli sensibili nell'Ue". Lo stop alle “importazioni col trucco” è stato chiesto anche dalla Coldiretti che ha parlato di un boom degli ingressi di carne di pollo dall'Ucraina che sarebbero cresciute del 53,7% nel solo 2018 superando le 123mila tonnellate di carne avicola arrivata da Kiev.

Il trucco del "petto travestito" per pagare meno dazi, ha denunciato la Coldretti, fa concorrenza sleale agli allevatori italiani che affrontano costi di produzione maggiori e che nell'ultimo anno si sono visti tagliare di oltre 2,6 milioni di chili le esportazioni di polli nella Ue mentre quelle verso l'Ucraina sono crollate del 65,8%. “È necessario che l'Unione europea intervenga per garantire il rispetto delle regole, la trasparenza delle filiere e la correttezza degli scambi commerciali - spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - in un momento di generale rallentamento dell'economia mondiale bisogna tutelare ancora di più produzioni e posti di lavoro".

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