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Martedì, 4 Ottobre 2022
Il Premio

Il Cilento riconosciuto miglior distretto biologico dell'Unione europea

Bruxelles assegna per la prima volta i premi dell'Agricoltura bio. L'area della Campania vince per aver creato una rete tra aziende, enti locali, scuole e operatori turistici

Il Cilento è tra i vincitori della prima edizione del Premio dedicato all'agricoltura biologica dell'Unione europea. Un riconoscimento importante tenuto conto che la competizione si svolge tra le aziende di tutti i 27 Paesi europei. Il premio è stato assegnato al territorio del sud della Campania come miglior bio-distretto. “Siamo la dimostrazione che i sogni si possono avverare. Quando abbiamo iniziato questo percorso eravamo dei pionieri, mentre oggi il biologico è uno dei pilastri della nuova Pac”, ha dichiarato Emilio Buonomo, presidente del bio-distretto che include 1032 aziende agricole biologiche certificate.

Collaborazione e filiera corta

La giuria ha apprezzato di questo territorio del Sud Italia sia la longevità che la varietà delle iniziative intraprese, essendo diffuse su un vasto territorio e centrate sull'interazione tra aziende agricole, scuole, enti locali, rivenditori e ristoratori. Una filiera corta che punta sulla collaborazione anziché sulla competizione. Innovative anche le modalità di promozione, che includono i biosentieri e le biospiagge e più in generale un ecotursimo verde, che attrae migliaia di turisti ogni anno, sia dall'Italia che dall'estero. Si tratta di un sistema che permette la creazione di posti di lavoro, rafforzando sia la coesione sociale che la rivitalizzazione delle aree rurali.

Oltre le difficoltà

Il premio è stato promosso dalla Commissione europea, in collaborazione con il Comitato delle Regioni, il Consiglio Ue, con il supporto dell'Ifoam, l'organizzazione europea del biologico, e dalla Copa-Cogeca, cui aderiscono le aziende e le cooperative agricole europee. I riconoscimenti assegnati in totale sono 8 (qui la lista completa). Tra questi figura il premio come miglior produttrice biologica, che è andato a Nazaret Mateos Álvarez dell'azienda Entresetas nella provincia di Valencia, specializzata nella produzione di funghi.

A proposito delle difficoltà riscontrate prima di raggiungere questo traguardo l'imprenditrice ha dichiarato: “Sul piano commerciale ci siamo impegnati molto per comunicare al meglio le caratteristiche dei nostri prodotti, ma quello che ci ha reso la vita più difficile è stato capire gli aspetti burocratici, dato che non riuscivamo a comprendere in quali quadri per i finanziamenti fosse ammissibile il nostro tipo di attività. Per questa ragione la nostra crescita è stata molto più lenta, ma adesso siamo tra le migliori realtà a livello europeo nella tutela dell'ambiente e della biodiversità”.

Trasferibilità dei progetti

Peter Schmidt, presidente della sezione Agricoltura del Comitato economico e sociale europeo, ha evidenziato come tra i criteri di scelta abbia giocato un ruolo chiave la trasferibilità dei progetti premiati: “Ci siamo chiesti: Questo modello è duplicabile altrove? Si potrebbe applicare su una scala più ampia? Può essere copiato? L'altro elemento fondamentale è stato quello sociale, cioè se le comunità erano state integrate nel lavoro dei produttori”. Proprio questi aspetti sembrano aver giocato un ruolo determinante per il Bio-distretto Cilento.

A questo proposito, Buonomo ha sottolineato l'importanza di espandere tale approccio anche in altre aree del territorio dell'Ue: “Tramite l'organizzazione europea dei biodistretti siamo disponibili a dare un contributo alla loro diffusione in Europa dimostrando che è possibile una produzione sana sul territorio per garantire un futuro sostenibile ai nostri figli”. Il Bio-Distretto Cilento abbraccia quasi 100 comuni campani grazie ai suoi 40 membri, a cui si sommano 55 municipalità che usufruiscono dei suoi servizi, coinvolgendo una popolazione di circa 270mila abitanti. Situato all'interno del "Parco nazionale del Cilento, Valle di Diano e Alburni", nella provincia di Salerno, la rete copre una superficie agricola di quasi 14 mila ettari.

Indipendenza dai fertilizzanti

Il premio intende testimoniare l'impegno concreto dell'Unione europea nella promozione del biologico, per il quale sono stati fissati obiettivi ambiziosi, mirando al 25% di produzione senza pesticidi entro il 2030. Si tratta di un cambio di rotta significativo, considerato che gran parte del sostegno di Bruxelles era stato finora indirizzato in gran parte all'agricoltura cosiddetta “tradizionale”, premiando le aziende di grandi superfici. “In questo periodo di crisi gli agricoltori biologici ci hanno dimostrato quanto sia importante il loro contributo sia per l'ambiente che per la società, dato che si sono rivelati molto più resilienti e indipendenti dai fertilizzanti e dai pesticidi, in un periodo in cui i prezzi di questi prodotti sono saliti anche a causa del conflitto in Ucraina” ha dichiarato il commissario all'agricoltura Janusz Wojciechowski.

Va sottolineato che in una recente proposta di regolamento, l'esecutivo europeo ha ammesso la possibilità di finanziare tramite sussidi proprio le aziende agrochimiche, al fine di rendere più accettabili i prezzi dei loro prodotti. Interrogato da AgriFood sulle contraddizioni di un'iniziativa di questo genere il commissario ha risposto: “Nella proposta di regolamento viene consentito agli Stati membri un versamento di solidarietà dalle aziende energetiche, che hanno avuto profitti enormi in questo periodo di crisi, da indirizzare ad altre tipologie di aziende che forniscono prodotti i cui prezzi sono lievitati incredibilmente (con riferimento sotteso ai fertilizzanti, ndr)”, proseguendo “Noi dobbiamo promuovere la produzione biologica, ma non dimentichiamo i produttori tradizionali che usano i fertilizzanti, dato che solo l'8% della superfice Ue è dedicata al biologico. Questa misura non costituisce insomma un conflitto con la promozione del biologico”.

Prezzi più competitivi

Eppure il contrasto c'è. Quando si guarda ai prezzi, senza i sussidi e con i fertilizzanti alle stelle, si riduce il divario tra alimenti trattati con prodotti chimici e quelli coltivati con metodi più naturali. Come ha evidenziato Vincent Labarthe, che ha ritirato il premio per l'Occitania (Francia) come Miglior regione biologica: “Serve anche una politica dei prezzi, difficile in questo momento di inflazione, che sia promossa anche dalle istituzioni europee. Abbiamo bisogno inoltre di lavorare sul colletivo, perché il biologico non si può fare in modo isolato, ma costruendo reti”.

Affinché il modello del biologico possa offire alimenti sani ma anche competitivi sul mercato, non destinati ad una nicchia ma al grande pubblico, secondo diversi dei premiati bisogna fare scelte radicali che non siano demandate solo ai singoli, ma alla collettività, ad esempio adottandolo nelle scuole, nelle mense aziendali e negli ospedali. Lo stesso Buonomo ha sottolineato come la crisi ha modificato la prospettiva dei consumatori: “Con l'aumento dei costi dei fertilizzanti i prezzi di frutta e verdura nei supermercati sono saliti e adesso non sono così diversi da quelli del mercato del biologico delle nostre zone. A quel punto, dovendo spendere le stesse cifre, le persone preferiscono prodotti più salutari e locali come quelli a marchio bio”.

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