Il piano della Cia: quattro azioni per rilanciare il settore dell'olio

Quantità, qualità, innovazione e cooperazione devono diventare le parole d'ordine della filiera se si vuole stare al passo con gli altri grandi paesi produttori come la Spagna

Più quantità e qualità, investimenti in ricerca, aggregazione di filiera e cooperazione nel Mediterraneo. Sono le quattro azioni indispensabili per il rilancio dell'olivicoltura italiana presentate da Cia-Agricoltori Italiani in occasione del suo primo Forum Olivicolo Nazionale che si è tenuto in Calabria a Lamezia Terme.

Rendere il settore più competitivo

Un evento con istituzioni, tecnici, scienziati per un obiettivo comune, come spiega il presidente nazionale Dino Scanavino: "Rendere il settore più competitivo, innovativo e aperto connesso da un lato al territorio e dall'altro al mercato". Oggi in Italia l'ulivo è coltivato su quasi 1,2 milioni di ettari, conta 825mila aziende e circa 5mila frantoi. Il valore della produzione agricola è di 1,3 miliardi di euro, mentre il fatturato dell'industria olearia supera ampiamente i 3 miliardi. Eppure, nonostante questi numeri, osserva Cia, il settore fatica a rinnovarsi, a stare dietro a competitor con sistemi olivicoli più moderni, come la Spagna, che si espandono sfruttando un mercato caratterizzato da domanda crescente (tra il 1990 e il 2019 il consumo di olio e' aumentato a livello mondiale dell'82%).

I problemi

Tra i problemi più grandi dell'olivicoltura nazionale, viene segnalato, ci sono la forte polverizzazione del tessuto produttivo, costi alti e prezzi volatili, poca innovazione, ricambio generazionale insufficiente oltre a drammi come quello della Xylella in Puglia.

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Le quattro azioni

Per far fronte a questa situazione la prima azione proposta da Cia al Forum riguarda la necessità di agevolare nuovi impianti a più alta densità e incentivare la riqualificazione di quelli esistenti per incrementare produzione e produttività degli oliveti. Aumento della quantità, dunque, a cui va associata la valorizzazione della qualità tricolore. Secondo punto fondamentale, secondo Cia, è investire in innovazione e ricerca coordinata, anche istituendo un tavolo di lavoro dedicato. Come terza azione, per migliorare la posizione degli olivicoltori nella filiera, Cia sostiene Organizzazioni di Produttori controllate dagli agricoltori, forti sul mercato, propense all'innovazione e alla sostenibilità. Bisogna, cioè, continuare a lavorare per rafforzare l'aggregazione e il ruolo economico delle OP e premiare quelle che coprono la filiera dal campo fino alla tavola. Infine, conclude la nota, è urgente rilanciare una strategia mediterranea di collaborazione tecnica e cooperazione, con un protagonismo solidale degli agricoltori, soprattutto di giovani e donne, per contrastare la crisi economica, la disoccupazione e la desertificazione 'umana' delle zone rurali. Per questo l'olio d'oliva, prodotto simbolo del benessere alimentare e identità del paesaggio mediterraneo, deve poter esser un argine all'impoverimento e un collante per i produttori agricoli.

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