Via libera all'etichetta per tutelare i salumi Made in Italy

Su prosciutti, mortadelle e salami sarà più chiara la provenienza della carne che spesso non è italiana ma proviene da altri Stati membri o extracomunitari

Foto archivio Ansa

Via libera dell'Unione europea all'etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello che serve a garantire maggiore trasparenza e smascherare la pratica di utilizzare della carne straniera spacciandola per italiana.

Nessuna obiezione da Bruxelles

Ad annunciarlo è la Coldiretti dopo la scadenza del cosiddetto termine di ''stand still'', il periodo di ''quarantena'' di 90 giorni dalla notifica entro il quale la Commissione avrebbe potuto fare opposizione allo schema voluto dal governo e che introduce l'indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate. Si stima che tre prosciutti su quattro, venduti in Italia, siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta.

Le nuove etichette

Il decreto sui salumi, che dovrà essere presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale per essere operativo, prevede, spiega Coldiretti, che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: ''Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); ''Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); ''Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l'indicazione dell'origine può apparire nella forma: ''Origine: (nome del paese)''. La dicitura ''100% italiano'' è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell'Unione europea o extra europea, l'indicazione dell'origine può apparire nella forma: ''Origine: Ue'', ''Origine: extra Ue'', ''Origine: Ue e extra Ue''.

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Comparto in difficoltà

Una novità importante non solo per 35 milioni di italiani che consumano salumi ma anche per sostenere i 5 mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.

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