Strage di maiali in Asia, Fao: “5 milioni uccisi da peste suina”

Ma il numero reale, tra decessi e abbattimenti, sarebbe molto più alto di quanto riportato delle fonti ufficiali. Ecco i consigli degli esperti per evitare o contenere la diffusione del virus

C’è apprensione nel settore zootecnico e agroalimentare per l’epidemia di peste suina che ha colpito gli allevamenti asiatici da ormai un anno. Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l’agricoltura) sarebbero circa 5 milioni i maiali uccisi dalla malattia in Asia, ma diverse agenzie di stampa internazionali, come l’inglese Reuters, riportano che la malattia avrebbe sterminato “tra il 40 e il 50%” dei maiali d’allevamento cinesi. Nel 2017 la Repubblica popolare ha prodotto 702 milioni di suini, di cui il 40% proviene da piccole imprese familiari, le più esposte al contagio del virus.

La malattia dei suini

La peste suina africana, non dannosa per l'uomo, è estremamente contagiosa e attacca sia i maiali domestici che quelli selvatici. Poiché non esistono vaccini disponibili contro questa malattia la Fao invita i Paesi a mettere in atto misure di sicurezza per sorvegliare le frontiere terresti marittime e aeree ed evitare che la malattia si insinui nel Paese e si diffonda attraverso suini o prodotti di maiale contaminati. 

La diffusione della peste suina in Asia (Fao)-2

I focolai di malattia devono essere, inoltre, immediatamente segnalati. Al momento in Asia la peste suina è presente in sei Paesi: Cambogia, Cina, Corea del nord Laos Mongolia e Vietnam. Assieme all'epidemia in Oriente, la malattia si è diffusa in Europa, dove la situazione più preoccupante si è verificata in Bulgaria. Le ultime notizie riportano una pericolosa avanzata del virus in Slovacchia e Serbia.

Leggi anche: Peste suina, il virus avanza in Europa

I danni alle piccole aziende

I danni economici dell'epidemia sono ingenti soprattutto perché, come sottolinea la Fao, in particolare in Asia, l'allevamento dei maiali è gestito da piccoli agricoltori, molti dei quali, a causa della peste, hanno perso tutta la loro mandria. Potrebbero, dunque, passare anni prima che i Paesi gravemente colpiti da questa malattia possano riprendersi dall’impatto socioeconomico dell'epidemia. 

Il caso Vietnam

In Vietnam, ad esempio, l'allevamento dei maiali rappresenta quasi il 10% del settore agricolo e la carne suina rappresenta quasi i tre quarti di quella consumata. Finora, il Paese ha abbattuto quasi tre milioni di suini per combattere la diffusione della malattia. La Fao, dopo aver ricordato che i maiali sani possono ammalarsi a causa del contatto con i suini infetti, soprattutto attraverso il sangue, rileva che la contaminazione può verificarsi anche se un maiale consuma acqua contaminata. Anche gli strumenti da lavoro, le scarpe e l'abbigliamento, contaminati appartenenti agli agricoltori possono contribuire a diffondere l’infezione. 

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Le raccomandazioni della Fao

Infine, dopo aver esortato gli allevatori a non spostare i suini contaminati e i prodotti a base di carne di maiale, l'Organizzazione si rivolge anche ai servizi di emergenza e alle autorità veterinarie chiedendo loro di controllare le procedure di smaltimento delle carcasse di suini bruciandole o seppellendole sul posto. La Fao sollecita i Paesi a mettere in atto buone strategie di compensazione per sostenere gli agricoltori che hanno collaborato a non diffondere la malattia.

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