Così l'Ue vuole cambiare i nostri cheesburger (e il nostro modo di mangiare in generale)

La strategia Farm to Fork punta a rendere la catena di produzione e distribuzione alimentare più sostenibile e salutare, modificando alla fine così anche il cibo nei nostri fast food

Foto Ansa EPA/OLIVER BERG

Con la sua nuova strategia Farm to Fork, dal Produttore al consumatore, l'Unione europea punta a cambiare il suo modo di coltivare, allevare, trasportare il nostro cibo e, di conseguenza, a modificare radicalmente le abitudini alimentari dei suoi cittadini, rendendole più sostenibili e sane. Un compito non certo facile, visto che significa un cambiamento nell'intera catena di approvvigionamento alimentare e che, in ultima istanza, se dovesse avere successo, riguarderebbe il cibo che mangeremo tutti i giorni, potenzialmente anche quello venduto nei pub ad esempio. Basandosi sulle direttive della Commissione Politico ha immaginato ad esempio come sarà il cheesburger del futuro, una delle pietanze considerate 'juck food' più amate, soprattutto dai giovani.

Pane del panettiere

Innanzitutto si parte dal panino. Dimenticatevi quelli confezionati o surgelati, il pane del 'bum' sarà prodotto nella panetteria locale (e preferibilmente di grano integrale), visto che Bruxelles punta a ridurre la catena di approvvigionamento e a favorire il “chilometro zero”.

Hamburger vegan (o piccolo)

L'hamburger potrebbe in molti casi essere qualcosa che ha il sapore della carne succulenta che fa impazzire i più irriducibili “onnivori”, ma in realtà potrebbe essere a base vegetale, di soia, seitan, ma non solo naturalmente. L'esecutivo comunitario sosterrà la ricerca sulla produzione di alimenti proteici che sostituiscano, nelle qualità nutritive e nel sapore, quelli derivati dall'allevamento con quelle di origine vegetale ma anche, per i meno schizzinosi, prodotta utilizzando insetti. Chi proprio non volesse invece rinunciare al tradizionale (e sanguinolento) burger della tradizione, potrebbe doversi però accontentare di porzioni più piccole, visto che il consumo eccessivo di carne rossa è considerato un rischio per la salute. (Buone notizie per gli amanti del pollo però: la riduzione del consumo delle “carni bianche” non è prevista dalla strategia).

Il formaggio

Del formaggio sarà possibile conoscere tutte le caratteristiche prima di sceglierlo: più grasso, meno grasso, latte di mucca, di capra, nonché l'origine. L'introduzione di una etichetta alimentare, sul modello del Nutriscore francese, o del semaforo inglese, è uno degli obiettivi per il prossimo decennio, per un consumo alimentare più consapevole. L'etichetta dovrebbe comprendere anche l'eventuale origine 'bio' del prodotto.

Tante verdure

Per quanto riguarda invece insalata o eventuali vegetali, beh: più ne saranno meglio è. La loro produzione poi dovrebbe essere fatta con il minor numero di pesticidi o fertilizzanti e dovrebbero, preferibilmente, provenire da coltivazioni europee. Inutile dire che se sono di tipo biologico è ancora meglio, visto che l'attuale produzione di tipo organico che nell'Unione è al 7,5% è ritenuta troppo bassa.

Le salse

Brutte notizie invece per gli amanti di ketchup e maionese, considerati condimenti troppo grassi per la nostra salute e di cui, secondo Bruxelles, dovremmo fare a meno. L'ideale sarebbe sostituirli con alternative più salutari (o almeno di scegliere la versione light).

I costi

E il prezzo di questo panino così eco-friendly? Beh di certo non potrà essere basso come quelli che si trovano nelle grandi catene, ma non sarà esorbitante come si potrebbe pensare. Per sostenere il “chilometro zero” e le produzioni biologiche saranno pensate tutta una serie di interventi, come ad esempio la riduzione dell'Iva o altre agevolazioni. Al momento, ovviamente, sono solo previsioni e non è detto né che si avvereranno, né che le cose saranno esattamente così. Ma in ogni caso prepariamoci a cambiare, in meglio, le nostre abitudini. Indipendentemente dagli interventi dell'Ue.

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