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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Il caso

Le uova italiane scatenano le ire degli allevatori britannici

Di fronte alla carenza causata dall'influenza aviaria, i supermercati britannici stanno importando dai Paesi Ue. Gli allevatori del Regno Unito protestano

I negozianti britannici cercano l'aiuto dell'Unione europea per far fronte alla "crisi delle uova". I costi nel Regno Unito sono diventati troppo alti a causa dell'influenza aviaria, al punto da spingere i supermercati a razionare le uova. Da un lato ci sono clienti in panico e acquisti col contagocce, dall'altra allevatori disperati che chiedono al governo di intervenire per ottenere compensazioni a fronte di costi insostenibili e perdite elevate a causa del diffondersi di focolai. Dato che le risorse interne non sembrano riuscire a soddisfare la domanda nel breve periodo, le catene della grande distribuzione puntano ad importare dalle aziende agricole dell'Ue per colmare il vuoto di mercato. Un vero e proprio schiaffo ai principi della Brexit, che anche in agricoltura avevano trovato convinti sostenitori.

Abbattimenti obbligati

Il quadro disegnato dal British Egg Industry Council parla chiaro: la situazione attuale deriva da una combinazione tra l'impennata dei costi energetici e il calo dell'offerta dovuta all'abbattimento obbligatorio di centinaia di migliaia di galline a causa dell'influenza aviaria. Conseguenza: carenza di uova sugli scaffali dei negozi e molti gli allevatori costretti a sospendere o cessare del tutto l'attività per evitare ulteriori perdite. "Sebbene ci aspettiamo che l'offerta torni alla normalità una volta che la pressione sui costi si sarà attenuata, non sappiamo quando ciò avverrà e gli imballatori e i produttori di uova continuano a perdere denaro", ha avvertito in un'intervista ad Euractiv Andrew Joret, presidente del British Egg Industry Council, organizzazione che riunisce 11 associazioni di produttori. La pressione sul settore è tale che la National Farmers' Union ha chiesto un'indagine urgente da parte del Dipartimento per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali per ottenere una dichiarazione di "condizioni di mercato eccezionali".

Importazioni precauzionali

In attesa di capire l'evoluzione della situazione i rivenditori britannici hanno deciso di rivolgersi ai produttori di uova degli Stati membri dell'Ue per compensare la carenza. A fronte dell'iniziativa è montata l'indignazione degli allevatori britannici, che accusano la grande distribuzione di acquistare sottocosto anziché supportare le imprese locali. In realtà la situazione non è nuova. Andrew Joret già un anno fa chiedeva ai supermercati del Regno Unito di acquistare e rivendere unicamente uova britanniche, smettendola di importare dall'estero. Il responsabile del settore aveva fatto leva sulle oltre 25mila firme di cittadini a sostegno di questa petizione.

Scandalo italiano

La British Free Range Egg Producers Association (Associazione britannica dei produttori di uova da allevamento all'aperto - Bfrepa) ha chiesto intanto un incontro urgente con il supermercato britannico Sainsbury's. A scatenare le ire degli allevatori la conferma da parte della catena di avere in magazzino uova importate dall'Italia, nonostante un impegno assunto in precedenza di acquistare solo da fornitori britannici. A giustificazione, il supermercato ha dichiarato di essersi solo "temporaneamente rifornito" dall'estero per garantire la disponibilità ai clienti, aggiungendo che saranno etichettate in maniera chiara riguardo la diversa provenienza. Nonostante le rassicurazioni le reazioni sono state immediate. "Vedere uova italiane sugli scaffali è un campanello d'allarme per tutti i rivenditori che non possono aspettarsi che gli allevatori lavorino per niente", ha dichiarato Robert Gooch, direttore generale della Bfrepa.

Guadagni inqui

Gooch ha fatto notare anche come il prezzo medio di una dozzina di uova sia aumentato di circa 50 pence (58 centesimi di euro) nei supermercati, ma alcuni allevatori hanno visto un aumento di prezzo limitato tra i 5 e i 10 pence (12 centesimi di euro). I rivenditori starebbero insomma approfittando della situazione per imporre prezzi più alti, che non finiscono però nelle tasche dei produttori. Meno allarmata la reazione di Robin Manning, direttore del British Agriculture Bureau a Bruxelles. Il rappresentante ritiene si tratti solo di una "stretta temporanea" e che le importazioni dall'Ue resteranno limitate, scommettendo sulla fedeltà dei sudditi di Carlo alle uova nazionali.

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