Giovedì, 23 Settembre 2021
Innovazione

Coltivare sotto i pannelli solari: la sfida italiana dell'agrivoltaico da 1 miliardo di fondi Ue

Nel Recovery plan presentato dal governo a Bruxelles c'è anche un forte investimento in questa tecnologia che consente di superare uno degli ostacoli alla crescita del fotovoltaico: la "concorrenza" con i terreni agricoli. Al via il network di ricercatori, agricoltori, imprese energetiche ed ecologisti guidato da Enea

Un parco agricoltaico a Monreale

"Se solo lo 0,32% dei terreni agricoli italiani fosse coperto da impianti solari, il 50% degli obiettivi del PNIEC (il Piano Energia e Clima dell'Italia per il 2020) sarebbe soddisfatto". E' quanto si legge sul sito di Agrivoltaico sostenibile, il progetto lanciato da Enea in collaborazione con Eta Florence per promuovere questo tipo di tecnologia che consente di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni. Una tecnologia su cui il Recovery plan italiano ha investito 1,1 miliardi. 

Cos'è l'agrivoltaico

Secondo i suoi promotori, infatti, l'agrivoltaico potrebbe essere una delle chiavi di volta per rendere più sostenibile l'agricoltura e più in generale il comparto produttivo del Belpaese. Il Recovery plan (o Pnrr che dir si voglia) mira attraverso questa tecnologia a raggiungere una capacita? produttiva di 2,43 GW, con benefici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra (circa 1,5 milioni di tonnellate di Co2 in meno) e dei costi di approvvigionamento energetico. Ma anche a fare in modo che lo sviluppo del fotovoltaico non vada a discapito delle coltivazioni. “La specificità dei contesti urbani italiani e il limitato potenziale di integrazione del fotovoltaico negli edifici, ma anche le incertezze legate al cambiamento di uso del suolo e alla trasformazione del paesaggio bloccano le autorizzazioni”, rimarca Ezio Terzini, responsabile divisione Fotovoltaico e Smart Devices di Enea. “I sistemi agrivoltaici possono quindi rappresentare una valida risposta e per incoraggiarne la diffusione è necessario sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e criteri di progettazione e valutazione delle prestazioni degli impianti”, aggiunge.

“L’agrivoltaico è un settore dalle caratteristiche uniche in grado di combinare energia, nuove tecnologie, agricoltura e conservazione del paesaggio anche a tutela delle comunità locali e delle loro attività, con benefici in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale”, sottolinea Alessandra Scognamiglio, ricercatrice Enea. “Riteniamo che non esista un solo agrivoltaico, ma diverse soluzioni da declinare secondo le specifiche caratteristiche dei siti oggetto di intervento: la sfida è trasformare una questione tecnica in una questione di cultura complessa, con un approccio transdisciplinare supportato dai risultati della ricerca sulle migliori combinazioni colture/sistemi fotovoltaici”, aggiunge

I vantaggi rispetto al fotovoltaico a terra 

Secondo uno studio Enea-Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, pubblicato sulla rivista scientifica Applied Energy, le prestazioni economiche e ambientali degli impianti agrivoltaici sono simili a quelli degli impianti fotovoltaici a terra, soprattutto se si utilizzano tensostrutture per limitare l’impiego di acciaio e cemento: il costo dell’energia elettrica prodotta risulta essere di circa 9 centesimi di euro per kWh, mentre le emissioni di gas serra ammontano a circa 20 g di CO2eq per megajoule di elettricità.

“Ma i valori aggiunti - spiega Alessandro Agostini, ricercatore tra gli autori dello studio - sono rilevanti, in quanto alcune tipologie di installazioni agrivoltaiche (es. pannelli a 5 m di altezza, ricorso a tensostrutture) incidono in misura relativamente limitata sul consumo di suolo rispetto agli impianti a terra e, in specifiche condizioni ambientali (es. stress idrici), possono permettere di conseguire un aumento della resa di alcune colture in quanto l’ombra generata dagli impianti agrivoltaici, se ben calibrata, riduce la temperatura del suolo, e il fabbisogno idrico delle colture. In specifici contesti, l’agrivoltaico può contribuire ad aumentare la resilienza del settore agroalimentare rispetto agli impatti del cambiamento climatico e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030”, conclude Agostini.

“Il sistema agroalimentare deve affrontare i temi della decarbonizzazione, della sostenibilità e della competitività e, in questo contesto, l’agrivoltaico può rappresentare una nuova opportunità per gli agricoltori tramite modelli win-win che esaltino le sinergie tra produzione agricola e generazione di energia”, commenta Massimo Iannetta, responsabile divisione Biotecnologie e Agroindustria di Enea. “Il settore, inoltre, può contribuire a rafforzare il tessuto produttivo agricolo attraverso l'approccio Nexus che guarda alla stretta interdipendenza tra produzione di cibo, energia e acqua, allargando la visione ad un altro fattore cruciale, il suolo, con le sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche che vanno salvaguardate”, aggiunge.

I rischi potenziali

Secondo il World Energy Outlook 2020 dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), il fotovoltaico rappresenta la fonte di elettricità più economica e pertanto la sua diffusione risulta cruciale nell’ambito degli obiettivi energetici europei e del Piano Nazionale Energia e Clima, che al 2030 prevede un incremento della produzione elettrica da fotovoltaico da circa 24 TWh/anno a 73 TWh/anno e dell’ulteriore incremento previsto nell’ambito del Piano “Next Generation Italia”. L'agrivoltaico potrebbe aiutare, come abbiamo visto. Ma perché questo accada occorre evitare di inciampare nel rischio di "una diffusione decontestualizzata di questi impianti", dice Michele Perniola, presidente della Società Italiana di Agronomia. In questo modo, spiega, si incentiverebbe "un cambio di destinazione d’uso di terreni agricoli, dal momento che la produzione di energia oggi permette redditi ben superiori alle coltivazioni, in quanto nella valutazione economica non vengono contabilizzati servizi ecosistemici, inclusi la qualità del paesaggio e del suolo, di cui la società beneficia senza che questi siano remunerati ai produttori”.

Proprio per ovviare a questi rischi, l'Enea ha promosso la costituzione di un network che mette insieme ricercatori, agricoltori, imprese energetiche ed ecologisti. Del network fanno parte l’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP), Confagricoltura, il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF), il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Italiasolare, Legambiente, REM Tec, Società Italiana di Agronomia (SIA) e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

L’obiettivo del network è "arrivare alla definizione di un quadro metodologico e normativo, di linee guida per la progettazione e valutazione degli impianti, di strumenti di supporto ai decisori e di contribuire alla diffusione di conoscenze e promuovere le eccellenze italiane nei settori delle nuove tecnologie per l’energia rinnovabile, dell’agricoltura e del paesaggio", spiega l'Enea. A livello operativo, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie ha costituito un'apposita task force multidisciplinare nell’ambito di due dipartimenti – “Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili” e “Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali” - con la possibilità di utilizzare laboratori, infrastrutture e professionalità pluriennali nei settori delle tecnologie green e dell’agroindustria.


 

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