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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Innovazione

Grazie alle arance siciliane ci libereremo dai fertilizzanti chimici (anche quelli di Putin)

In Sicilia un progetto pilota finanziato da fondi europei che mischia gli scarti degli agrumi con i rifiuti della lavorazione dello zolfo per farne un concime organico-minerale

Scarti di arance sicule e rifiuti di zolfo. Saranno questi gli ingredienti alla base di un fertilizzante naturale, capace di ridurre il consumo di concimi chimici e, al tempo stesso, di contrastare i fenomeni di desertificazione. L'Unione europea aveva già avviato un processo per rendere i suoli europei meno dipendenti dai fertilizzanti chimici in un'ottica di tutela ambientale. La questione si è resa ancora più urgente con lo scoppio della guerra in Ucraina e lo stop all'export di fertilizzanti “suggerito” alle aziende da Vladimir Putin. Questo blocco sta mettendo in crisi le aziende agricole europee, che ne acquistano in grandi quantità proprio dai produttori russi.

Il processo produttivo che permette di convertire gli scarti in nuovi materiali di utilizzo è stato messo a punto dall’azienda Sbs Steel Belt Systems Srl nell’ambito del progetto Life RecOrgFert Plus,  finanziato dall'Unione europea all’interno del Programma Life con oltre 1,7 milioni di euro a fondo perduto. In particolare, per produrre questo fertilizzante organico-minerale sono utilizzati gli scarti di buccia e polpa provenienti dalla lavorazione delle arance e i rifiuti industriali di zolfo generati dalla desolforazione di gas naturale e petrolio. L'iniziativa verrà avviata in un impianto pilota in Sicilia, sulla base di due brevetti della Sbs, che con dei specifici macchinari riesce a produrre in maniera continuativa fino a 20mila tonnellate all'anno di fertilizzante. Nel corso del progetto Life saranno prodotte 3mila tonnellate che eviteranno lo smaltimento in discarica di 1.320 tonnellate di rifiuti umidi di arance e consentiranno il recupero di 2.400 tonnellate di zolfo. L’efficacia del prodotto verrà testata nell’arco di un biennio su diverse colture, tra cui peperoni, pomodori, cipolle, broccoli e frumento duro, presenti su un’area complessiva di 27 ettari tra Calabria, Abruzzo e una regione greca nei dintorni di Salonicco.

Questo fertilizzante naturale è efficace anche nella lotta alla desertificazione, che già colpisce l’8% del territorio europeo, in particolare nelle aree meridionali, restituendo fertilità e produttività a terreni resi alcalini e degradati dal cambiamento climatico e dall’agricoltura intensiva. Di fronte alla crisi dei fertilizzanti, si sta aprendo un dibattito decisivo per il futuro dell'agricoltura europea. Mentre alcuni Paesi del vecchio continente, come la Francia, suggeriscono di risolvere il problema producendo internamente una maggiore quantità di concimi chimici, chiedendo all'Ue di rinunciare o ridurre gli obiettivi ambientali fissati nel Green Deal europeo, altri soggetti, come il commissario alla transizione ambientale Frans Timmermans, insistono per accelerare la ricerca di fertilizzanti naturali. Questa soluzione potrebbe costituire una svolta, in grado di spezzare i legami con la Russia e garantire al tempi stesso gli obiettivi di salvaguardia della biodiversità e della salute dei suoli.

Il consorzio

La Sbs Steel Belt Systems Srl è un'azienda italiana, che ha esteso la sua operatività negli Stati Uniti, impegnata nella progettazione e costruzione di impianti industriali a nastro d’acciaio inossidabile. Al tempo stesso, in un processo di rinnovamento, ha messo a punto una linea di produzione continua, brevettata, per realizzare nuovi fertilizzanti che recuperano la base organica dei terreni. Il progetto europeo, del valore di 4 milioni di euro, avrà la durata di 42 mesi e terminerà a febbraio 2025. Oltre alla Sbs, che è il soggetto capofila, sono riuniti in un consorzio altri 4 partner: le aziende Zolfital SpA, che si occupa di collegare la fase di produzione dello zolfo e l'utilizzo per il nuovo fertilizzante, e la Fratelli Branca SpA, che fornisce gli scarti organici da impiegare nel processo. Inoltre, l'istituto ellenico American Farm School si occuperà dell'esecuzione di test di campo in Grecia, mentre l’Università mediterranea di Reggio Calabria contribuirà alla fase di impostazione, analisi scientifica e di esecuzione e validazione dei test del nuovo fertilizzante. A seguito delle analisi chimiche e biochimiche sui terreni trattati, si occuperà della conseguente caratterizzazione e certificazione del prodotto.

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