Genoma editing, Italia tra i leader europei: “Non sono ogm, no a stop Ue”

Gli esperti rassicurano: "L'uso delle biotecnologie garantisce una precisione e un'assenza di effetti indesiderati”. Delusione dei ricercatori per la decisione dei giudici europei che equipara organismi geneticamente modificati e nuove biotecnologie

L'Italia potrebbe essere uno dei leader europei nel settore delle biotecnologie come il genoma editing. Ma sul futuro della ricerca di queste tecniche pesa la decisione della Corte di giustizia Ue che, un anno fa, ha messo sullo stesso piano giuridico gli organismi geneticamente modificati e le nuove biotecnologie. E' quanto sostengono i ricercatori italiani del Crea e dell'Istituto superiore di sanità, che sono stati ascoltati durante un'audizione al Senato. 

La Corte Ue, accusano gli esperti, avrebbe considerato “irrilevante” il fatto che “nel prodotto finale non vi fosse traccia di acido nucleico”. La ricercatrice si riferisce alle nuove possibilità offerte dal progresso tecnologico, grazie alle quali “si riesce ad escludere completamente qualsiasi traccia del Dna transgenico, anche se nelle fasi intermedie spesso si ricorre a tecniche di ingegneria genetica”.

“Il prodotto finale - fa notare Marzia De Giacomo, ricercatrice dell'Iss - è esattamente identico al quello ottenuto per mutazione naturale o ottenibile con le tecniche convenzionale”. Da qui la proposta del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) di una modifica alla direttiva europea 18/2001, che vada a considerare alla stregua degli Ogm i soli incroci che superino il numero di 17 nucleotidi.

Il tema è di particolare interesse per i ricercatori italiani, che negli ultimi anni si sono guadagnati un ruolo leader nel campo delle biotecnologie. Basti pensare alla “recente pubblicazione del genoma del frumento duro, coordinata dal Crea, con la partecipazione di altre istituzioni italiane come il Cnr e l'Università di Bologna”, ricorda Luigi Cattivelli, coordinatore del centro biotecnologie sostenibili. 

"Il sequenziamento dei genomi e le biotecnologie sostenibili - spiega Cattivelli durante l’audizione in Senato - sono aree strettamente interconnesse: le biotecnologie sostenibili sono possibili nella misura in cui conosciamo i genomi che andiamo a trattare, quindi avere una precisa conoscenza dei genomi è premessa fondamentale per poter fare le biotecnologie”.

Risultato tangibile della ricerca sono “le strategie genetiche indirizzate verso l'innalzamento della qualità e della sostenibilità dei prodotti”, prosegue Cattivelli. Il progetto Biotech in discussione, spiega, opera “cercando di sviluppare vitigni, meli o frumenti identici a quelli tradizionali, ma dotati di una resistenza alle malattie, in modo da mantenere inalterate le caratteristiche qualitative dei prodotti tipici del Made in Italy, ma riducendo l'impatto sull’ambiente”. 

I ricercatori applicano “il genome editing, ad esempio, per aumentare il numero e la dimensione dei semi nei cereali, per selezionare frumenti con un glutine non tossico per le persone celiache, per avere pomodori a maggior valore nutrizionale, o da piante resistenti ai parassiti; per uve da tavola senza semi”.

"L'uso delle biotecnologie garantisce una precisione e un'assenza di effetti indesiderati che invece si hanno inevitabilmente coi sistemi tradizionali”, conclude Cattivelli, “una modifica di questa natura è pressoché indistinguibile da eventi naturali, e pertanto non è, di fatto, tracciabile”.

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