Arriva la bistecca "spaziale" stampata in 3D. E potrebbe aiutare il clima

Cibo nutriente e 'fresco' per gli astronauti impegnati nei futuri lunghi viaggi verso Marte. Ma anche carne a costo zero dal punto di vista ambientale per i 'terrestri'. Il tutto a partire da poche cellule bovine. E senza macellazione

Di carne vera c'è ben poco, se non le cellule di base. Il resto è tutto frutto di una complessa procedura in laboratorio che si conclude con una stampa i 3D. Ecco la bistecca "spaziale", l'ultimo ritrovato nella corsa mondiale a trovare strade alternative alla zootecnia tradizionale, ritenuta tra i maggiori fattori di inquinamento del Pianeta.

A realizzarla è stata la Stazione spaziale internazionale, che ha in progetto di usare questa innovazione tecnologica per consentire agli astronauti di preparsi un piatto di carne direttamente in orbita, senza dover portarsi scorte che non siano le cellule di bovino. Già, perché, come dicevamo, tutto nasce da questi ingredienti microscopici: le cellule vengono aggregate in strutture tridimensionali chiamate sferoidi, i quali vengono poi combinati con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici chiamate 'bio-inchiostri' e finora utilizzate nelle stampanti 3D per ottenere organi in miniatura. Tutti questi elementi vengono poi combinati durante la stampa 3D per mezzo di forze magnetiche e il risultato è un frammento di tessuto.

La tecnica, elaborata da una azienda israeliana, funziona nello spazio in modo diverso rispetto a quanto accade sulla Terra. Grazie all'assenza di peso, infatti, la stampa avviene infatti in tempi più rapidi. Inoltre, il materiale biologico che costituisce la bistecca non viene depositato a strati, come avviene sulla Terra quando si stampano mini-organi o frammenti di tessuti, come la cartilagine. Poiché nello spazio le cellule non sono spinte verso il basso, si depositano naturalmente su tutti i lati, formando una struttura tondeggiante, come avviene quando si fa una palla di neve, o un hamburger di macinato.

L'obiettivo di questa nuova tecnica è duplice: da un lato le bistecche ottenute in orbita potrebbero diventare cibo nutriente e 'fresco' per gli astronauti impegnati nei futuri lunghi viaggi verso Marte; dall'altro la stessa tecnologia permetterebbe di avere sulla Terra carne a costo zero dal punto di vista ambientale.

Il fattore da valutare è il successo di una bistecca del genere tra i consumatori. Stando a un sondaggio Ixè, tre italiani su quattro (75%) giudicano negativamente la carne ottenuta in laboratorio. E per il momento, preferiscono quella ottenuta con la classica macellazione. Ma le società che stanno investendo in queste nuove forme di produzione alimentare sono sempre di più. Una di queste, Novameat, è stata creata proprio da un italiano, Giuseppe Scionti, a Barcellona. 

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