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Bionenergia, con il progetto Forbio del Crea 70% in meno di Co2

Meno inquinamento in agricoltura grazie all’utilizzo di biomasse a fini energetici e la diffusione di filiere bioenergetiche

Quasi il 70% in meno di emissioni di CO2 nell’atmosfera grazie all’utilizzo di biomasse a fini energetici e la diffusione di filiere bioenergetiche. Sono gli output di FORBIO, un progetto Horizon2020, con cui il CREA Politiche e Bioeconomia intende promuovere la coltivazione sostenibile di risorse biologiche per la produzione in Europa di biocarburanti avanzati in terreni sotto utilizzati, contaminati e marginali, senza incidere sulla produzione di alimenti e foraggi e sugli usi del suolo attuali.

Lo scorso 14 settembre si è svolto un Webinar tematico sull’implementazione degli indicatori di sostenibilità per il monitoraggio degli impatti delle moderne bioenergie, rivolto ad esperti, agricoltori e istituzioni locali che operano in quest’ambito.

Tali indicatori, prodotti mediante il modello FAST, un calcolatore sviluppato dalla FAO nell’ambito del progetto, definendo gli effetti ambientali, tecnico-economici e sociali, dimostrano che l’introduzione di coltivazioni bioenergetiche nell’area di studio prescelta, consentirebbe una produzione di 40.000 tonnellate di etanolo, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 del 68% (61.200 tonnellate di CO2 in meno) rispetto alla medesima produzione energetica con combustibili fossili. Inoltre, si registrano importanti risultati in materia di miglioramento della qualità delle acque e dei suoli, grazie a una notevole riduzione di sostanze inquinanti come azoto e fosforo nonché di perdite di carbonio, con impatti occupazionali di rilievo, quantificati in circa 600 contratti di lavoro temporanei o stagionali e oltre 700 stabili.

Secondo Guido Bonati, coordinatore del progetto per il Centro Politiche e Bioeconomia del CREA, “le attività di FORBIO sono estremamente importanti per definire il potenziale di sfruttamento delle aree attualmente inutilizzate per la produzione di biocombustibili, aree che, invece, potrebbero rappresentare una soluzione strategica con importanti impatti in termini economici e ambientali oltre a generare positive ricadute a livello sociale e occupazionale. I risultati ottenuti nell’area di studio italiana del Sulcis, mostrano una produzione potenziale fino a 25 tonnellate/ettaro di biomassa in un’area di circa 13.000 ettari”.

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