Dal digitale alla corsa al vaccino: come il Covid sta spingendo l'innovazione in agricoltura

Nei mesi del primo lockdown, sono cresciuti gli investimenti globali nell'agrifood. Sicurezza nell'approvvigionamento e biotecnologie applicate all'industria farmaceutica tra i settori più attraenti per gli investitori. Ma la Fao ricorda la sfida del legame tra cibo e salute

Una macchina automatizzata per la coltivazione dei campi in Svizzera

Non tutto il male vien per nuocere, recita un vecchio adagio. E così potrebbe capitare che la pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio il mondo possa aver dato un impulso non da poco all'innovazione nel settore agricolo: dalla ricerca applicata alla protezione di ambiente e salute, fino alla digitalizzazione delle filiera.

Aumentano gli investimenti tecnologici

"Il cibo è davvero la grande opportunità per il nostro tempo e penso che il coronavirus lo abbia dimostrato molto chiaramente, evidenziando quanto sia fratturato il nostro sistema alimentare e come le malattie legate all'alimentazione, come l'obesità, l'ipertensione e le malattie cardiache, aumentino drasticamente i rischi connessi al Covid", dice Dariush Mozaffarian, medico nutrizionista presso la Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University. Secondo Amy Wu, fondatrice e direttrice di From Farms to Incubators, gli investimenti nel settore primario sono aumentati durante la pandemia, "con alcune grandi società di investimento e venture capitalist che si sono avvicinate alle tecnologie agricole", in particolare quelle legate all'automazione e alla digitalizzazione. Un fenomeno che ha riguardato anche (se non soprattutto) il segmento del food.

Un'analisi di Finistere Ventures ha rilevato che nel segmento AgTech (tecnologie legate all'agricoltura) gli investimenti globali nella prima metà dell'anno sono stati pari a 2,2 miliardi contro gli 1,3 miliardi dello stesso periodo del 2019. La crescita maggiore si è avuta nel secondo quarto, ossia in piena pandemia. Lo stesso è avvenuto nel segmento FoodTech, con 4,8 miliardi di investimenti nel primo semestre del 2020 a fronte dei 4 miliardi registrati nella prima metà dello scorso anno. 

Le biotecnologie

Tra le società che hanno raccolto più investimenti ci sono la Indigo Agriculture e la Manus Bio, specializzate nelle biotecnologie, la Plenty, che si occupa di serre tecnologiche, ma anche Deliveroo e Impossible Foods, compagnia che sviluppa i sostituti di carne e formaggi a partire dalle proteine vegetali. La composizione degli investimenti parla chiaro: la spinta dei mercati di capitali è verso la sostenibilità della filiera e la sicurezza di cibo e approvviggionamento alimentare.Il Covid ha accelerato tale spinta, anche legando la ricerca in campo biotecnologico alla sfida del nuovo virus. A Verona, per esempio, il dipartimento di Biotecnologie dell'Università cittadina sta studiando una molecola trasportata dalle foglie delle piante di tabacco e che pare già essere all'opera in Cina per un possibile futuro vaccino. 

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Il digitale 

Oltre alla biotecnologie, il digitale rappresenta uno degli asset su cui si sta puntando di più. Mariana Vasconcelos è fondatrice e amministratice delegata di Agrosmart, piattaforma digitale che opera lungo la catena di approvvigionamento alimentare, raccogliendo dati dai campi per aiutare gli agricoltori nella loro pianificazione; ma anche l'industria alimentare, le banche e le società di assicurazioni per programmare i loro investimenti. "Con la pandemia - spiega - il digitale è diventato il 'new normal'. L'intero mercato è cambiato e adesso gli agricoltori e l'industria fanno sempre più affidamento sulla nostra piattaforma". 

Anche in Italia, il grosso degli investimenti in tecnologie applicate all'AgriFood è andato al digitale (una tendenza già in atto prima del Covid e accentuata dalla pandemia). "Per sopravvivere e rispondere alla domanda dei consumatori sia le grandi aziende che i piccoli negozianti si sono maggiormente aperti all’online per trovare una alternativa alla chiusura. In tutta Italia molti sono stati numerosi i servizi di prossimità che si sono organizzati con l’e-commerce e anche con l’utilizzo dei social non solo per promuoversi ma anche per gestire gli ordini dei clienti”, spiega Chiara Corbo dell'Osservatorio Smart AgriFood.

Sicurezza e salute

Sulla digitalizzazione punta anche la Fao, che vede in essa uno degli strumenti cardine per combattere l'impatto delle crisi (non solo sanitarie) sulle catene di approvvigionamento alimentare globali: “La digitalizzazione può facilitare il commercio alimentare internazionale con certificazioni elettroniche più rapide ed efficienti in termini di costi, maggiore sicurezza e tracciabilità degli alimenti e minore vulnerabilità alle frodi alimentari", scrive la Fao nelle linee guida per la revisione della sua Strategia per la sicurezza alimentare, il cui testo attuale risale al 2014. Ma non tutto è oro ciò che luccica, tanto per usare un altro adagio. La stessa Fao, infatti, mette in guardia dai rischi dell'e-commerce se non adeguatamente regolamentato e vigilato: "Servono approcci nuovi e specifici per i controlli sulla sicurezza alimentare da parte delle autorità sanitarie competenti".

Perché un conto è rendere più efficienti produzione e trasporti, un altro è rendere più sano (e sostenibile) il cibo che mangiamo. "L'innovazione sta arrivando, di sicuro - dice il nutrizionista Mozaffarian - Ma non è chiaro se questa innovazione sarà orientata verso la salute, l'equità e la sostenibilità. Passare dagli orsetti gommosi agli orsetti gommosi locali biologici non è innovazione. Lo è puntare su sistemi e prodotti più rispettosi dell'ambiente, ma anche della salute umana", conclude. 

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