Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

"Con la biotecnologia salviamo gli orti urbani (e l'uomo) dalle zanzare tigre"

L’insetto è portatore di malattie gravi e l'aumento degli spazi coltivati nelle città, insieme ai cambiamenti climatici, potrebbe aumentare i rischi. Da qui un progetto di ricerca dell'Enea, che evita l'uso di prodotti chimici. Affidandosi a un batterio dell’apparato riproduttivo

 

L'agricoltura si sta riprendendo spazi in città sempre più ampi grazie agli orti urbani. Ma questo processo comporta anche dei rischi, come l'aumento della presenza di insetti pericolosi per l'uomo. Su tutti, la zanzara tigre, capace di trasmettere virus tropicali. Un problema non da poco, che l'Enea ha pensato bene di affrontare affidandosi alla biotecnologia, modificando un batterio dell’apparato riproduttivo che di fatto sterilizza le zanzare femmine.  

Come spiega Maurizio Calvitti del dipartimento Agroindustria e biotecnologia dell’Enea, “la zanzara tigre rappresenta un problema per l’uomo. Non sono per il fastidio delle punture, ma per le patologie che possono trasmettere”. Gli orti urbani ne stanno aumentando la popolazione cittadini: “Se la città diventa luogo di coltivazione per prodotti a km 0 – spiega il ricercatore - bisogna fare attenzione perché si creano condizioni ideali per la zanzara. Allora bisogna lavorare a un sistema che garantisca difesa dalla zanzara e agricoltura pulita”. Tanto più visto che a causa del cambiamento climatico, i trattamenti chimici fino a oggi messi in campo si sono rivelati sempre più inefficaci.

Enea, quindi, ha cambiato tipo di approccio: “Volevamo studiare un sistema che interferisse con la prolificità riproduttiva. – prosegue Calvitti - Abbiamo individuato un batterio presente nell’apparato riproduttivo e che rappresenta un alleato prezioso per la zanzara. Noi lo abbiamo individuato e sostituito con una versione attenuata grazie a un’operazione di microchirurgia. Siamo intervenuti sulla popolazione maschile che poi, una volta reintrodotta nell’ambiente, ha sterilizzato le femmine selvatiche”, conclude Calvitti.
 

Potrebbe Interessarti

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento