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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Innovazione

Nel Regno Unito via libera al genoma editing del grano che piace all'Italia. Ma che nell'Ue è vietato

Londra ha concesso la sperimentazione in campo di questa tecnica, che la Corte europea ha equiparato ai classici Ogm

Ai suoi sostenitori, che sono tanti in Italia, non piace definirlo "geneticamente modificato", ma una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che il grano prodotto attraverso il grano o qualsiasi altro alimento prodotto con le Ngt, le nuove tecniche genomiche o genoma editing, va equiparato ai classici Ogm. E pertanto non può essere coltivato nei campi dei 27 Stati membri del blocco, neppure in via sperimentale. Una limitazione che l'ormai ex membro Ue, il Regno Unito, ha deciso di eliminare: via libera alle sperimentazioni in campo, con l'obiettivo ambizioso di ridurre l'uso di pesticidi e persino di combattere il cancro. 

I test britannici

Il governo di Londra, primo in Europa, ha autorizzato il Rothamsted Research Institute, pioniere delle sperimentazioni sulle colture geneticamente modificate dagli anni '90, a coltivare il grano prodotto con una delle tecniche più promettenti tra le Ngt, quella Crispr. Questa tecnica, a differenza dei classici Ogm, interviene solo in minima parte sul Dna della pianta, con piccoli e mirati cambiamenti in un determinato gene. Secondo il Dipartimento per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali del Regno Unito, questa tecnica potrebbe consentire di produrre un grano più resistente ai cambiamenti climatici e a basso contenuto di asparagina, un amminoacido naturale che, nelle lavorazioni ad alta temperatura, come quelle necessarie per produrre il pane, viene convertito in acrilammide, sostanza ritenuta "probabilmente cancerogena" dallo Iarc, l'agenzia dell'Oms per la lotta al cancro.

Il fattore cancro

Ora, sul "probabilmente cancerogeno" ci sono fior di dibattiti tra chi lo interpreta come un segnale di rischio concreto, e chi invece invita a relativizzarne la portata. Nel caso specifico, come ricorda l'Airc, "studi condotti con animali di laboratorio hanno dimostrato il legame tra l’aumento del rischio di sviluppare tumori e l’esposizione all’acrilammide, a dosi molto elevate. Negli esseri umani mancano studi sperimentali che possano confermare questo risultato". Anche per questa ragione, l'Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, non ha preso una posizione definita: ritiene che il rischio è molto basso e pertanto si è limitata a "invitare" a essere parchi nel consumo.

I dubbi degli ambientalisti

Londra, invece, sembra voler prendere sul serio questo rischio, forse anche per promuovere una produzione di grano resistente ai cambiamenti climatici che potrebbe aiutare la sua sovranità alimentare, messa a dura prova dalla Brexit, e vincere le resistenze dell'opinione pubblica agli Ogm. "L'acrilammide è un problema molto serio per i produttori di alimenti da quando è stato scoperto nel 2002", dice il leader del progetto di ricerca britannico, il professor Nigel Halford. Ma gli ambientalisti britannici anti-Ogm ritengono che questa sia solo una banale scusa. I Verdi europei, per voce dell'eurodeputato tedesco Martin Hausling, hanno avvertito il Regno Unito: "I consumatori non vogliono alimenti e mangimi geneticamente modificati". Si vedrà.

I sostenitori delle Ngt in Europa

Intanto, la mossa di Londra potrebbe dare man forte a chi nell'Ue sostiene le Ngt. L'Italia è uno dei Paesi con più supporter. "L’Italia ha una lunga tradizione di ricerca nel miglioramento genetico sia in istituti pubblici che in aziende private - dice Deborah Piovan, dirigente di Confagricoltura - Abbiamo fatto scuola, abbiamo insegnato al mondo il miglioramento genetico delle piante. Oltretutto abbiamo dei prodotti agroalimentari che hanno bisogno di essere evoluti. Se vogliamo salvare la nostra tradizione agroalimentare, dobbiamo proteggerla dal cambiamento climatico e dalle minacce che la attaccano. Insomma dobbiamo cambiare le piante per salvare le nostre tradizioni". 

La posizione di Confagricoltura non è isolata in Europa. E ha trovato sponda in un recente studio commissionato dalla Commissione europea, secondo cui le tecniche di genoma editing hanno “il potenziale per contribuire a un sistema alimentare più sostenibile come parte degli obiettivi del Green deal europeo e della strategia Farm to Fork”. Allo stesso tempo, lo studio rileva che l'attuale legislazione Ue in materia, adottata nel 2001, “non è adatta allo scopo per queste tecnologie innovative”. Conclusioni che potrebbero riaprire la partita a Bruxelles. Tanto più dopo il "sorpasso" di Londra. 

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