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Venerdì, 24 Maggio 2024
La ricerca

Un grano geneticamente modificato produce meno sostanze cancerogene

Uno studio del Regno Unito svela la riduzione di quasi la metà di acrilammide, sostanza rischiosa per la salute, tramite l'eliminazione di un gene. È la prima sperimentazione sul campo nel continente europeo

L'eliminazione di un gene del grano è in grado di ridurre una sostanza potenzialmente cancerogene: l'acrilammide. Sono questi i risultati della prima sperimentazione sul campo nel Regno Unito di una varietà di grano geneticamente modificato. La tecnologia di modifica genetica utilizzata dai ricercatori della Rothamsted Research si chiama Crispr e rappresenta la nuova frontiera delle modifiche del Dna. Gli scienziati hanno appositamente eliminato un gene al fine di ridurre la formazione di asparagina. Questo amminoacido una volta cotto viene convertito in acrilammide, una sostanza potenzialmente cancerogena.

Cotture pericolose

L’acrilammide è una sostanza utilizzata in diversi processi industriali e anche contenuta nel fumo di tabacco. Si può formare nella cottura di alimenti che contengono amido, come pane, patate e biscotti, così come nella tostatura dei cereali e del caffè, ma solo ad alte temperature. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato l’acrilammide tra i “probabili cancerogeni per l’uomo”, mentre l’Efsa (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare), pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitarne il consumo. Questo perché degli studi condotti con animali in laboratorio hanno dimostrato il legame tra l’aumento del rischio di sviluppare tumori e l’esposizione a questa sostanza a dosi molto elevate. Negli esseri umani mancano invece studi sperimentali che possano confermare questo risultato. La scelta degli alimenti, la loro conservazione, la lavorazione e il metodo di cottura influenzano notevolmente la formazione di acrilammide e l'esposizione delle persone.

Sperimentazioni sul campo

Nel grano geneticamente modificato i livelli di asparagina (cioè del precursore dell'acrilammide) erano fino al 50% inferiori rispetto alla varietà utilizzata per il confronto. Una volta macinata in farina e cotta, anche la quantità di acrilammide formatasi riusciva ad essere significativamente più bassa, fino al 45% in meno. Dopo le prime prove in vitro, la sperimentazione si è spostata sul campo aperto, in modo tale da rivelare anche se il grano Ogm potesse essere anche redditizio. “Lo studio ha dimostrato che l'editing genetico per ridurre la concentrazione di asparagina nel chicco di grano funziona altrettanto bene sul campo che sotto vetro", ha dichiarato il professor Nigel Halford, a capo della ricerca. “Questo è importante perché la disponibilità di grano a basso contenuto di acrilammide potrebbe consentire alle aziende alimentari di conformarsi alle normative in evoluzione sulla presenza di acrilammide negli alimenti senza costose modifiche alle linee di produzione o riduzioni della qualità del prodotto", ha sottolineato il docente.

Tagli genetici

A differenza degli Ogm tradizionali, la tecnologia Crispr non aggiunge nuovo materiale genetico né mischia geni di varie piante, ma "tagliuzza" i geni di un'unica pianta. Per questa ragione viene presentata come uno strumento avanzato di miglioramento genetico, dato che effettua tagli in punti specifici del genoma di una pianta. Successivamente, la recisione viene riparata tramite un meccanismo endogeno della cellula, che può a sua volta introdurre dei cambiamenti precisi. Questa metodologia sta generando grande entusiasmo in una parte del mondo scientifico e soprattutto della grande industria agroalimentare. Al tempo stesso suscita gravi perplessità tra alcuni sindacati agricoli, attivisti per l'ambiente ed una parte degli scienziati più scettici sui requisiti di sicurezza dell'editing genetico.

La spinta di Boris 

L'ambiente normativo nel Regno Unito rispetto alle tecnologie genetiche si trova in uno stato di incertezza. La normativa vigente sottopone le nuove tecniche di editing del genoma alle stesse restrizioni che valgono per gli Ogm, ma il precedente governo guidato da Boris Johnson ha dato una forte spinta per modificare questo quadro basato ancora sulle maglie restrittive adottate in materia dall'Unione europea. Tramite la Brexit l'ex premier aveva deciso di liberarsi di tali vincoli, affinché l'agricoltura britannica investisse massicciamente in questo settore. Anche il Dipartimento britannico per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali ritiene che le tecniche come la Crispr possano produrre cibo sano e abbondante, riducendo al contempo l'impatto ambientale del settore agricolo. Reputa inoltre che le tecniche di modifica genetica vadano regolamentate in maniera diversa. Ove vengano utilizzate per creare colture che avrebbero potuto essere comunque sviluppate utilizzando metodi tradizionali, non dovrebbero essere regolamentate come Ogm veri e propri.

L'Ue ci ripensa

I risultati della ricerca sono arrivati con tempismo perfetto, visto che il disegno di legge sulla tecnologia genetica (Precision Breeding), che prevede l'immissione e la commercializzazione di colture geneticamente modificate, è giunto alle fasi finali delle discussioni al parlamento britannico. Una piccola spinta in più per convincere Camera dei Lord e dei Comuni a votare in favore della normativa. Nell'Unione europea al momento questa tecnologia ricade ancora sotto la direttiva del 2001 relativa agli Organismi geneticamente modificati di prima generazione. La Commissione europea sembra però disposta a varare un'apposita normativa meno restrittiva per questa tecnologia. Ad avallare questa tendenza è intervenuta una recente sentenza della Corte di giustizia dell'Ue, che ha aperto la strada a minori controlli nei casi in cui le mutagenesi spontanee derivino da tecniche caratterizzate da applicazioni costanti e con una "lunga storia di sicurezza".

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