“Bioraffinerie per produrre energia con gli insetti”

Una ricerca italiana utilizza i “black soldier fly”, larve che si nutrono di fanghi di depurazione, letame e scarti dell’industria agro-alimentare. Un piccolo capolavoro di economia circolare

Gli insetti che si nutrono di materia organica in decomposizione potrebbero presto diventare un prezioso alleato per lo smaltimento degli scarti agroindustriali e la produzione di energia pulita. L’ecosostenibilità del processo di smaltimento verrebbe assicurata grazie alle larve di un insetto saprofago, meglio conosciuto come “black soldier fly”. Un vero e proprio netturbino naturale capace di trasformare il letame in energia. Questo è l’ambizioso progetto condotto da una squadra di ricercatori dell'Enea (l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) che punta alla bioconversione con l’ausilio delle larve che vanno ghiotte di fanghi di depurazione di acque reflue, letame e scarti dell’industria agro-alimentare.

Gli insetti in età di crescita, precisa l’Enea, “riescono ad operare la bioconversione di questi substrati organici, trasformandoli in molecole quali lipidi, proteine e polisaccaridi che possono trovare applicazione in campo energetico, cosmetico, farmaceutico e agroindustriale”.

Il progetto tutto italiano è condotto in collaborazione con il Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Il primo risultato apprezzabile del lavoro dei ricercatori è una vera e propria “bioraffineria” di piccole dimensioni. Si tratta di un capolavoro di economia circolare che punta a sfruttare materiali da smaltire per ottenere biocarburanti avanzati, ma anche materia prima di chimica verde, come bioplastiche e rivestimenti biodegradabili. 

“Il nostro obiettivo”, sottolinea Silvia Arnone del Laboratorio biomasse e biotecnologie per l’energia dell’Enea, “è incrementare l’efficienza del processo e caratterizzarlo determinando il profilo nutrizionale e lipidico e il contenuto di polisaccaridi come la chitina negli stadi maturi dell’insetto con la prospettiva di amplificare e migliorare la strategia di utilizzo di questa specie, che finora è stata considerata solo nella produzione di farine proteiche per la zootecnia”. 

Il processo di bioconversione - spiega il comunicato di presentazione della ricerca - è caratterizzato da un’elevata efficienza, dal momento che le larve riescono a metabolizzare e ridurre in soli 15 giorni fino all’80% del volume del substrato organico. 

“Prove preliminari con tre regimi alimentari e diverse composizioni del substrato - prosegue Arnone - hanno dato risultati incoraggianti, propedeutici alla messa a punto di prove sperimentali su una scala maggiore con fanghi in combinazione con altre biomasse di scarto, come la frazione organica dei rifiuti urbani o il digestato, un sottoprodotto derivante dalla fermentazione anaerobica delle biomasse”.

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Nel mondo vi sarebbero oltre 4mila specie di insetti saprofagi che, nutrendosi di materia organica come vegetali, carcasse di animali o escrementi, permettono al substrato di decomporsi e diventare nuovamente disponibile per piante e altri esseri viventi, svolgendo ruolo fondamentale nel ciclo della vita.

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